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Effetto Dunning Kruger – Quando la fiducia (eccessiva) in te stess* ti può riservare brutte sorprese

Hai mai sentito parlare dell’effetto Dunning-Kruger?

Si tratta di un errore cognitivo (possiamo chiamarlo Overconfidence bias) della nostra mente che porta ad avere una fiducia smisurata in se stessi.

Quando potresti esserne vittima?

Ad esempio, quando guardi la tua squadra del cuore giocare e pensi che tu, proprio tu che non hai mai giocato da professionista, quella punizione, quella schiacciata o quel tiro a canestro l’avresti tirata/o meglio.

Oppure quando stai guidando e ignori volutamente il navigatore convint* di conoscere strada e percorso meglio di un aggeggino collegato ai satelliti. Ritrovandoti poi a far ricalcolare varie volte la strada al tuo navigatore e accumulare minuti e minuti di ritardo.

O ancora, quando critichi il capo di stato di turno, esperto virologo, ingegnere che siano convinto che tu, al posto loro, pur non avendo i loro titoli e le loro competenze avresti fatto meglio.

Ecco, questi sono solo alcuni degli errori cognitivi legati all’effetto Dunning-Kruger.

Perché ci crediamo così superiori agli altri, in tante o poche occasioni, tanto da non riuscire a riconoscere l’errore e il fallimento a portata di mano?

Per capire meglio di cosa si tratti questo effetto Dunning-Kruger dobbiamo fare un passo indietro e tornare nel 1995 a Pittsburgh, USA.

Tutto parte con McArthur Wheeler, uomo di mezza età che rapina due banche nello stesso giorno a volto scoperto.

Questo improvvisato rapinatore, che si credeva, invece, furbo, si era fatto persuadere da un conoscente che gli aveva detto che se si fosse spalmato in faccia del succo di limone questo lo avrebbe reso invisibile alle telecamere di sorveglianza.

Questa (falsa) credenza derivava da un “trucco di magia” che questo conoscente gli mostrò: intinse un pennino (uno stuzzicadente, un pennello etc) nel succo di limone e scrisse su un foglio di carta alcune cose.

Per “magia” il foglio non venne ricoperto di scritte, ma rimase pulito. Appena il foglio venne avvicinato ad una fonte di calore (ad esempio una candela) ecco che comparirono le scritte.

McArthur Wheeler, però, non si credeva di certo uno sprovveduto, voleva giustamente verificare con i suoi occhi che tutto ciò fosse vero.

Cosa pensò di fare? Si cosparse la faccia di succo di limone e si scattò una fotografia con una polaroid. La foto che venne fuori confermò al mal capitato rapinatore la correttezza della sua teoria, la foto, in effetti, ritraeva solamente uno sfondo bianco e nessuna traccia del futuro ladro!

Lui non lo capì, ma cospargersi il viso (occhi inclusi) di succo di limone non gli permise di vedere bene e scattando la foto mosse la macchina fotografica che puntò dritto al soffitto!

Confermata la teoria, ora nessuno può fermare una mente tanto brillante, quanto criminale.

O forse no.

Dopo poche ore dalle due rapine McArthur Wheeler venne rintracciato e arrestato a casa sua con il bottino in bella vista. McArthur rimase incredulo dichiarando, infatti, stupito ai polizioti che lui si era ricoperto di succo!

Come ha fatto la polizia a scoprirlo? Il succo di limone lo aveva passato su ogni centimetro quadrato della sua faccia, aveva accuratamente evitato le fonti di calore nel corso delle rapine e fatto le prove con la polaroid.

Eppure…

Questa notizia arrivò a due psicologi, David Dunning e Justin Kruger, che lavoravano per il dipartimento di psicologia sociale della Cornell University.

I due ricercatori ipotizzarono che una persona che non è in grado di riconoscere la propria ignoranza spesso sovrastima le sue capacità e abilità.

Per testare la loro ipotesi fecero un esperimento: ad un campione di persone venne chiesto quale fosse la loro competenza in tre diverse aree (umorismo, grammatica e logica). Queste persone furono successivamente valutati nelle tre aree per verificare quali fossero le loro reali abilità.

I risultati mostrarono che i partecipanti che si erano definiti molto competenti, in realtà avevano preso punteggi molto bassi; chi, invece, aveva sottostimato le proprie abilità si aggiudicò buoni risultati.

Questa ricerca e quelle che seguirono convalidarono l’ipotesi dei due ricercatori: chi pensa di sapere ed è impreparato sovrastima la propria abilità e competenza; al contrario, chi crede di non sapere è convinto di non avere buone abilità o poche competenze in merito ad una data questione anche se, invece, i loro risultati sono migliori.

Da queste ricerche prende il nome di “Effetto Dunning-Kruger” e altro non è che il pregiudizio cognitivo dell’illusione della competenza: alcune persone stimano le loro abilità e competenze più alte di quelle che sono in realtà.

Pensala in questo modo, la conoscenza è come una nuvola, mentre quello che non conosci (ciò che ignori, quindi di cui non hai conoscenza) è il cielo. Puoi apprendere nuove cose e così aumentare la grandezza della tua nuvola, ma il cielo resterà comunque sempre più grande di quello che puoi sapere. La tua nuvola non potrà mai coprire l’intero cielo.

La stessa questione fu espressa da Confucio secoli fa: “La vera conoscenza risiede nel conoscere l’estensione della propria ignoranza”.

Ci sarà sempre, di conseguenza, qualcosa che non sapremo. Il punto è poterlo riconoscere.

Come superare allora l’effetto Dunning-Kruger?

Tutti siamo, più o meno, vittime in alcune situazioni di questa distorsione cognitiva.

Secondo gli psicologi Dunning e Kruger le possibilità che abbiamo sono quelle di auto-valutarci in modo più oggettivo possibile, non smettere mai di apprendere (il tuo sapere sarà sempre più piccolo delle conoscenze presenti nel mondo) e metterci in costante discussione rispetto a noi stessi e alle nostre conoscenze.

“Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.” Bertrand Russell

Dott. Kalman Gilberto

Psicologo Psicoterapeuta

Bibliografia

Kruger J., Dunning D., Unskilled and unaware of it: how difficulties in recognizing one’s own incompetence lead to inflated self-assessments, J Pers Soc Psychol. 1999 Dec;77(6):1121-34

Kruger J, Dunning D.J, Unskilled and unware but why? A reply to Krueger and Muller, Pers Soc Psychol. 2002 Feb; 82 (2): 189-192

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Critcher CR, Dunning D., How chronic self-views influence (and mislead) self-assessments of task performance: self-views shape bottom-up experiences with the task, J Pers Soc Psychol. 2009 Dec; 97 (6): 931-945

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