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TRADIMENTO: UNA FERITA CHE PUO’ GUARIRE

“Un tradimento uccide soltanto gli amori già morti.

Quelli che non uccide a volte diventano immortali.”

MASSIMO GRAMELLINI

 

 

 

 

Il concetto di “tradimento” era già presente nella lingua latina del XII secolo e con tale termine s’intende l’atto e il fatto di venir meno a un dovere o un impegno morale o giuridico di fedeltà e di lealtà.

Da sempre il mondo ha visto alternarsi traditori e traditi, e di questo la storia insegna, ma quando si parla di tradimento all’interno di relazioni affettive ci si sente sempre disarmati e vulnerabili.

Per quanto si tratti di un’esperienza molto comune è altrettanto temuta e mette a dura prova relazioni e matrimoni, determinando spesso conseguenze devastanti.

Quando diventiamo uditori di storie di tradimenti, inevitabilmente attiviamo una comprensione, una vicinanza emotiva verso la “vittima”, e il traditore diventa bersaglio di sguardi (e spesso anche di critiche) di disapprovazione, di disgusto e di disprezzo.

È facile “sintonizzarsi” con chi ha subito un atto di questo tipo e lasciamo in ombra l’altro partner, ignorando  la sua sofferenza.

Proviamo ad addentrarci meglio in queste delicate dinamiche, ma per farlo proviamo a sospendere il giudizio. Teniamo ben presente che il tradimento non avviene mai per caso, non compare dal nulla. Sebbene  da molti viene definito come “un fulmine a ciel sereno” o una “doccia fredda”, portando uno sguardo analitico alle relazioni è possibile cogliere segnali che lo anticipano.

Tra questi sicuramente si delinea la scarsa capacità dei coniugi di gestire i conflitti generando liti sempre più furiose o silenzi sempre più strazianti. Entrambe le modalità contribuiscono ad aumentare la distanza tra i partner e, confrontandosi sempre meno su ciò che pensano, si trovano negli anni ad essere estranei, a non sapere più cosa l’altro pensi.

Oltre la distanza emotiva si verifica una perdita di quegli apprezzamenti che tengono viva la relazione, per lasciare spazio, invece, alle critiche che nel tempo diventano sempre più pungenti: il partner viene messo sempre più nell’ombra, aumentano i confronti con gli altri e, come un cancro, l’intimità ne viene colpita fino a venirne distrutta completamente.

Chi viene tradito porta su di sé una profonda ferita e il tipo di sofferenza può venir paragonato, a tutti gli effetti, a quella di chi soffre di un disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Chi viene tradito risulta essere iper vigilante, sospettoso e controllante. La loro mente viene invasa da pensieri e immagini del partner con l’amante (flashback) e appaiono emotivamente instabili, alternando rabbia, dolore e panico che aprono le porte a momenti depressivi.

E quando il partner tradito decide di voler andare oltre al tradimento e rimettere in piedi la relazione, ecco che si innesca un percorso ancora più faticoso: la fase dell’espiazione.

Le scuse che il traditore può rivolgere al partner spesso non bastano, c’è bisogno che vengano ripetute più e più volte, richiedendo anche settimane o mesi. É necessario ricostruire la fiducia che è venuta a mancare e per poterlo fare occorre trasparenza: il partner tradito ha l’esigenza di ricevere risposte alle innumerevoli domande che si hanno sulla relazione extraconiugale e il traditore deve garantire sincerità.

In questa fase è necessario però evitare qualsiasi dettaglio sui rapporti sessuali avvenuti tra il partner e l’amante per non alimentare nel partner tradito l’immaginazione visiva che lo bloccherebbe nel suo PTSD. D’altro canto il partner tradito dovrebbe evitare critiche e disprezzo verso il coniuge poiché andrebbe a minacciare la possibilità di venire ascoltato.

La rabbia è lecita, ma deve venir comunicata evitando attacchi diretti.

La fase dell’espiazione è una fase molto delicata: le scuse se vengono espresse prematuramente rischiano di essere inefficaci; c’è la necessità che il dolore del partner tradito debba venir accolto e compreso dal coniuge che ha tradito per riuscire ad andare oltre.

La seconda fase prende il nome di sintonizzazione e può prendere il via solo quando le domande del partner tradito sono esaurite, quando ci si sente di non aver più nulla da chiedere. Questa è la fase che permette di andare oltre il tradimento e di focalizzarsi sui problemi presenti all’interno della relazione. Ovviamente si tratta di problemi che erano già presenti nella relazione.

È proprio questo il momento in cui ci si accorge che “ci vogliono due persone perché il matrimonio entri in crisi” (J. S. Gottman n e J. M. Gottman).

In questa fase è necessario aprire le porte alla possibilità di “un secondo matrimonio”, di una relazione con nuovi presupposti. L’obiettivo infatti è aiutare i partner a sintonizzarsi con i bisogni dell’altro, ad accogliere in modo empatico i vissuti e i sentimenti altrui.

Quando la gestione dei conflitti tra i coniugi migliora, riprendendo a conoscersi meglio e condividendo nuovi modi di entrare in contatto, è possibile passare, allora, alla terza fase: l’attaccamento.

In quest’ultima fase deve far ritorno anche un’intimità fisica, probabilmente annullata quando il tradimento aveva  distrutto la fiducia nell’altro.

Se la Psicoterapia ti permette di “toccare con mano” il cambiamento, tutto questo appare ancora più evidente quando si lavora con le coppie.

“Le persone impegnate in una relazione possono cambiare. Talvolta hanno bisogno di venire a conoscenza di possibili alternative alle proprie antiche pratiche distruttive” (J. S. Gottman n e J. M. Gottman).

 

 

Bibliografia:

“Dieci principi per una terapia di coppia efficace” di J. S. Gottman n e J. M. Gottman, Raffaello Cortina Editore, 2019

Dr.ssa Sonia Allegro