Mese: febbraio 2019

corso di Mindfulness per autistici ad alto funzionamento e Asperger

Il percorso di mindfulness rivolto a bambini con autismo ad alto funzionamento proposto dall’associazione mira a fornire strategie alternative per la gestione di stress, emozioni negative e relazioni.

Esso prevede un colloquio preliminare con i genitori, un incontro di gruppo in cui i genitori potranno sperimentare in prima persona la mindfulness e, per i bambini, 8 incontri in piccolo gruppo di un’oretta ciascuno a cadenza settimanale, il sabato mattina.

I bambini vengono divisi in due gruppi:

  • bambini tra i 6 e gli 8 anni dalle 9.30 alle 10.20
  • bambini tra gli 8 e i 10 anni dalle 10.30 alle 11.20

Cosa ti puoi aspettare se tuo figlio frequenta questo gruppo?

Nello specifico, la pratica dell mindfulness in bambini nello spettro autistico potrebbe intervenire su:

  • deficit di coerenza centrale, grazie all’allenamento a spostare l’attenzione da esperienze interne a esterne;

  • funzioni esecutive, lavorando su attenzione focalizzata e sostenuta e insegnando a non agire gli impulsi appena si presentano;

  • competenze sociali e comunicative, poiché l’attenzione al momento presente si coltiva anche nelle interazioni;

  • regolazione emotiva e strategie di coping, incrementando la consapevolezza rispetto al proprio mondo emotivo e ai suoi nessi con pensieri e comportamenti.

  • Un aumento delle competenze attentive, emotive e sociali in età evolutiva potrebbe prevenire l’insorgenza
    di ansia e disturbi dell’umore e offrire una migliore qualità della vita per individui e caregivers.

Dove si svolgono gli incontri?

Gli incontri avverranno nella palestra dell’Apri onlus in via Nizza 151 a Torino.

Il percorso partirà al raggiungimento di 5 iscritti per gruppo.

Qual è il costo?

Il primo colloquio è gratuito. Il percorso che prevede: 1 incontro mindfulness per i genitori, 8 incontri mindfulness per il bambino e un incontro con i genitori di fine percorso ha il costo di 150 euro, + 25 ero di iscrizione all’associazione.

Chi devo contattare?

Dottoressa Calabrese tel 3282498911 mail ecoassociazione@gmail.com

MINDFULNESS PER GLI AUTISTICI AD ALTO FUNZIONAMENTO

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più frequentemente di mindfulness, ma di che cosa si tratta?

(guarda il video su cos’è la Minfulness https://www.youtube.com/watch?v=o6u3kigq3ck&t=11s)
Essa riguarda la capacità di “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento
presente e in modo non giudicante” (Kabat-Zinn, 1994). Si tratta cioè di affinare l’abilità di portare la
consapevolezza sul qui e ora, attraverso pratiche formali e informali, cercando di viverlo appieno senza
avere la testa impegnata a rimuginare sul passato o a preoccuparsi per il futuro. Ha a che fare inoltre con
l’abilità di disinnescare il pilota automatico, meccanismo che ci porta a reagire in maniera rapida e
distratta riproponendo schemi e abitudini che, seppure noti, non necessariamente contribuiscono al nostro
benessere ma anzi alimentano spesso circoli viziosi dai quali vorremmo uscire.
Un allenamento alla consapevolezza, se costante, può avere ricadute positive su molti aspetti, dalla
gestione dello stress alla regolazione emotiva, dalla resilienza alle relazioni interpersonali.

E’ stata fatta ricerca sugli effetti della meditazione di Mindfulness?

A oggi, la mole di ricerche sulla sua efficacia è cresciuta esponenzialmente: è stato dimostrato come la pratica modifichi le reti neurali, determinando un aumento dell’attività delle aree prefrontali, deputate a controllo e pianificazione, a discapito di quella dell’amigdala, coinvolta nelle reazioni emotive. I campi di applicazione in cui appare valida risultano i più
svariati. La pratica della meditazione di Mindfulness ha ricadute positive su diversi disturbi fisici come pressione alta, disturbi gastrointestinali, del sonno ecc, ma anche su difficoltà psicologiche come i disturbi alimentari e dissociativi per esempio. 
Le ricadute positive si sono evidenziate anche  nei disturbi dello spettro autistico.

Cosa contraddistingue il funzionamento di tipo autistico?

A contraddistinguere il funzionamento di tipo autistico sono la capacità di relazione e interazione sociale
deficitarie, nonché la presenza di interessi ripetitivi e stereotipati. Tali caratteristiche, a prescindere dal
grado di autonomia e di funzionamento, sono sempre presenti in maniera variabile. Nell’immaginario
comune, le persone con un disturbo dello spettro autistico sono “chiuse nel loro mondo”, rigide,
inavvicinabili e aggressive. In realtà si tratta di individui con un funzionamento diverso da quello della
maggior parte della popolazione, che implica modi di capire il mondo e di rapportarsi ad esso differenti e
richiede un constante sforzo di adattamento per aderire e regole e abitudini pensate da e per neurotipici.
Spesso, le persone autistiche, anche ad alto funzionamento o con sindrome di Asperger, mostrano difficoltà
a carico delle funzioni esecutive, della coerenza centrale (abilità di sintetizzare e integrare informazioni)
nella comprensione di metafore e modi di dire, nella teoria della mente (capacità di attribuire stati mentali,
intenzioni e punti di vista ai propri interlocutori), nella regolazione delle emozioni o nella gestione delle
relazioni interpersonali e peculiarità sensoriali (tipo ipersensibilità a determinati stimoli). Tali difficoltà
si scontrano con la spinta alla realizzazione personale e professionale e danno spesso origine a stati
ansiosi o disturbi depressivi, molto frequenti in questa fascia di popolazione.

In quale modo la Mindfulness può essere di aiuto agli autistici?

La mindfulness può essere una valida alleata per favorire:

  • l’autoregolazione emotiva,

  • diminuire i comportamenti stereotipati volti a scaricare l’emozione

  • migliorare l’attenzione e la concentrazione,

  • migliorare le interazioni sociali.

  • studi preliminari dimostrano come la sua applicazione in contesti di terapia
    individuale con adolescenti e adulti favorisca un maggiore controllo degli impulsi in situazioni
    emotivamente attivanti.

  • Per quanto riguarda i bambini, alcuni autori hanno evidenziato come percorsi di mindfulness di gruppo
    offrano l’opportunità di incrementare le abilità di regolazione emotiva e interazione sociale, specie se tale
    percorso viene svolto in parallelo da genitori/caregivers, che hanno così l’opportunità di scoprire nuovi
    modi per gestire emozioni derivanti, ad esempio, dall’emissione di comportamenti-problema da parte dei
    loro figli. Una migliore gestione dello stress derivato dalle sfide che crescere un bambino con autismo
    impone di affrontare da parte dei genitori e un incremento delle abilità di autoregolazione e relazionali da
    parte dei figli hanno ricadute benefiche reciproche sulla qualità di vita del nucleo familiare e, conseguentemente, sul suo adattamento.


    Nello specifico, la pratica dell mindfulness in bambini nello spettro autistico potrebbe intervenire su:

  • deficit di coerenza centrale, grazie all’allenamento a spostare l’attenzione da esperienze interne a esterne;

  • funzioni esecutive, lavorando su attenzione focalizzata e sostenuta e insegnando a non agire gli impulsi appena si presentano;

  • competenze sociali e comunicative, poiché l’attenzione al momento presente si coltiva anche nelle interazioni;

  • regolazione emotiva e strategie di coping, incrementando la consapevolezza rispetto al proprio mondo emotivo e ai suoi nessi con pensieri e comportamenti.

  • Un aumento delle competenze attentive, emotive e sociali in età evolutiva potrebbe prevenire l’insorgenza
    di ansia e disturbi dell’umore e offrire una migliore qualità della vita per individui e caregivers.

BIBLIOGRAFIA
• Dovunque tu vada, ci sei già. Jon Kabat-Zinn, Ed. Corbaccio (1994).
• Mindfulness e acceptance in psicoterapia. Bulli e Melli (a cura di), Ed. Eclipsi (2010).
• A mindfulness intervention for children with autism spectrum disorder. Hwong e Kearney, Ed.
Springer (2015).

Se hai un figlio Asperger o con autismo ad alto funzionamento e sei interessato a farlo partecipare al nostro gruppo Mindfulness clicca qui.

Quando venire alla luce, nasconde qualche ombra

Le prime fantasie associate al diventare genitori accompagnano già nostri giochi infantili e la nostra
crescita, modificandosi fino al raggiungimento dell’età adulta. La genitorialità, presagita nel gioco
infantile, viene inserita in quelle tappe evolutive che la nostra cultura considera parte naturale
dell’esistenza. Spesso, nel passaggio dalla fantasia alla realtà, le donne si ritrovano a confrontarsi
con un’idea di maternità fortemente idealizzata, dove le idee romantiche si trasformano in vere e
proprie aspettative irrealistiche verso se stesse e verso la propria famiglia.
Tali aspettative rendono talvolta più difficile per le future mamme prendere contatto con gli aspetti
più negativi della maternità. Perché l’amore materno può anche non essere un istinto, ma un
processo da costruire. Non si nasce “genitore”, lo si diventa: se nove mesi servono al feto per
giungere al completo sviluppo, questi sono necessari anche alla madre per prepararsi, non solo
fisicamente, ma anche psicologicamente all’evento nascita.
In questo periodo si assiste a numerosi cambiamenti sia a livello individuale che di coppia, sul
piano sociale, su quello legato alla propria immagine corporea, alle proprie relazioni interpersonali
e al proprio Sè. Questi cambiamenti, se da un lato sono del tutto fisiologici, dall’altro possono
essere fortemente destabilizzanti. Il confronto con un corpo che si trasforma, accompagnato dal
cambiamento di ritmi fisiologici, gusti ed abitudini, è talvolta fonte di disagio, un disagio che può
rimanere inespresso, perché una futura mamma “deve per forza” essere felice.
Non sempre, infatti, un certo ideale di maternità tiene conto di tutta una serie di elementi di
ambivalenza che permeano la gravidanza ed il puerperio: gioia, entusiasmo, sorpresa talvolta
cedono il passo alla tristezza, rabbia, paura in un rimescolarsi di emozioni. La donna, in questi casi,
non si sente all’altezza delle aspettative del contesto intorno a lei e si sente diversa dalle altre
mamme “da pubblicità”, sempre così sollecite ed entusiaste nell’accogliere la nuova vita con tutti i
cambiamenti che questa comporta.
Anche nella nostra esperienza di clinici ci siamo più volte confrontati non soltanto con disturbi
conclamati ad insorgenza durante gravidanza, ma anche con il bisogno di accoglienza, sostegno e
contenimento di paure e fragilità, così diffuse e spesso sottaciute dalle future madri.
Per questo crediamo sia necessario, da parte di tutti gli operatori coinvolti nella gestione clinica
della gravidanza, ogni possibile sforzo per intercettare e prevenire condizioni di sofferenza emotiva,
ma anche che sia fondamentale che le donne ed i loro familiari siano in grado di riconoscere i
possibili segnali di allarme e di individuare gli specialisti curanti di riferimento. Tutto questo non

solo per permettere alle gestanti di vivere un momento così prezioso ed irripetibile nel modo più
sereno possibile, ma anche per prevenire disturbi nella relazione mamma bambino, patologie
clinicamente più rilevanti nel post partum o conseguenze sull’andamento della gravidanza (basso
peso alla nascita, preeclampsia, parto pretermine).
È stato ad esempio evidenziato come la manifestazione di un disturbo d’ansia in gravidanza triplichi
la probabilità di sviluppare un disturbo depressivo nel postpartum. Sebbene la prevalenza del
disturbo d’ansia in gravidanza sia simile a quella di altre fasi della vita della donna, questo riguarda
circa il 13-15 % (sebbene calcolato su popolazione non italiana) 1 2 , dati che sollecitano attenzione,
sia per una pronta presa in carico, sia in ottica preventiva.
Lo stesso vale per i disturbi sul versante depressivo in gravidanza che, va sottolineato, sono tra i
principali fattori di rischio per la depressione post partum. Sono ancora pochi i dati sulla
popolazione italiana, ma si stima che una percentuale di donne, che varia dal 10-16 al 14-23%,
soffra di disturbi dell’umore in gravidanza 3 , con una prevalenza superiore nel primo trimestre 4 , forse
anche in relazione alle difficoltà nell’accettare lo stato di gravidanza e per le paure a questo legate,
in particolare quando non attesa. La percentuale di donne che in questa fase, riceve una corretta
diagnosi e terapia è piuttosto bassa, sia per la resistenza nel rivolgersi agli specialisti del settore, che
per la difficoltà a differenziare tra reali sintomi depressivi conclamati e fisiologiche e temporanee
flessioni del tono dell’umore, legate a naturali cambiamenti del corpo, del peso, del ritmo
sonno/veglia, tipici dell’evoluzione della gravidanza, che provocano stanchezza fisica, mentale ed
emotiva, a causa di cambiamenti fisiologici ed ormonali.
Da quanto riportato, emerge ancora una volta la delicatezza e l’importanza che il periodo della
gravidanza rivestono nella vita di mamma e bambino. Per questa ragione, affinché le madri siano
accompagnate e “contenute” e MAI lasciate sole è importante che vengano superati timori e
resistenze e che ci si rivolga tempestivamente a psicoterapeuti competenti nel sostenere le donne in gravidanza.

Per quanto fin qui evidenziato l’Associazione Eco ha attivato un servizio volto al sostegno e accompagnamento ad una genitorialità serena e consapevole oltre che a prevenire e trattare disturbi delle donne in gravidanza e nel puerperio.

 

Dr.sse Chiara Delia e Consuelo Aringhieri

Mentre attendo te, mi prendo cura di me.

Per prenderci cura delle future mamme abbiamo unito le nostre competenze per creare un progetto volto a supportarle dal concepimento, al parto e oltre.

4 sono le nostre attività:

  • supporto psicologico durante la fecondazione medicalmente assistita (PMA)
  • supporto psicologico durante la gravidanza alle donne che sperimentano difficoltà legate ad ansia, panico e/o tristezza
  • prevenzione della depressione post partum e supporto dopo il parto in caso di baby blues
  • corso per la gestione del dolore durante il travaglio

Queste attività non sono rivolte esclusivamente alle mamme, ma aperte anche ai futuri papà.

Se stai per affrontare la PMA o il parto contattaci al 3500261835

Se stai sperimentando ansia, panico e/o tristezza, o soffri di depressione post partum contattaci al 3482965915