Mese: dicembre 2018

LABORATORIO SUL CYBERBULLISMO con gli alunni delle elementari

Martedì 6 dicembre, presso la sede Asai di via Genè 12 a Torino, abbiamo proposto un laboratorio sul cyberbullismo a un gruppo di bambini della scuola primaria che frequentano il doposcuola.

Abbiamo chiesto ai bambini se avessero già affrontato, a scuola o in altri contesti, questo argomento e condiviso con loro che se il bullismo è una tematica frequentemente trattata nel contesto scolastico, il cyber bullismo lo è meno. Abbiamo quindi stimolato i bambini a riflettere sulla domanda: cosa si potrà mai fare di male soltanto maneggiando un semplice smartphone, un tablet o un pc?

Il fenomeno del cyberbullismo consiste nella pubblicazione online o nella ricezione tramite cellulare di contenuti falsi, offensivi, dispregiativi o aggressivi; comporta azioni ripetute di esclusione, minaccia o persecuzione verso singoli o gruppi di individui. Inoltre, il cyberbullismo implica frequentemente una violazione della privacy, a volte del codice civile o penale.

Il cyberbullo può mantenersi anonimo o falsare la sua identità; anche se è conosciuto, può essere molto difficile fermare la ricezione di offese e minacce.

Abbiamo mostrato ai ragazzi come sia facile esagerare con le parole o i gesti, soprattutto a distanza, nascondendosi dietro ad un oggetto che ripara dal “metterci la faccia” e fa sentire più forti. Oggi sembra normale litigare in chat, far pace sui Social, fare amicizie o ‘distruggerle’ con un semplice click. La relazione online rende molto più difficile valutare le reazioni della persona con cui si è in contatto.

Nel laboratorio, abbiamo proposto agli alunni alcuni video che raccontano la storia di un bambino come tanti, che frequenta la scuola e cerca di farsi degli amici, di farsi accettare e poter essere parte del gruppo dei pari. Il protagonista dei video, Gaetano, viene preso frequentemente di mira a scuola e fuori, ma i compagni lo scherniscono soprattutto a distanza, attraverso l’utilizzo dei Social network, di chat, di scherzi telefonici. Il gruppo classe percepisce queste azioni come divertenti, e si racconta che anche Gaetano si diverte, poiché non si arrabbia, ma anzi, apparentemente cerca di stare al gioco, nascondendo dentro di sé però molte sensazioni ed emozioni sgradevoli.

I partecipanti al laboratorio si sono dimostrati subito attenti e interessati. Partendo dagli spunti offerti dai video, abbiamo riflettuto insieme su come si sarebbero sentiti loro nei panni dei protagonisti.

Abbiamo cercato insieme ai ragazzi di entrare nel gioco delle parti, immedesimandoci nelle emozioni e nei pensieri di Gaetano, dei compagni che assistono tacitamente agli scherzi e nei ragazzi che li ideano e mettono in pratica. Da subito sono emerse emozioni di delusione, tristezza, rabbia, frustrazione e di impotenza percepita da chi veste i panni della vittima; abbiamo evidenziato anche la posizione di complicità silente dei compagni che permettono ai bulli di mettere in atto gli scherzi, senza intervenire e senza fermare l’escalation di brutalità verso la vittima. I ragazzi hanno condiviso con stupore che un gesto ritenuto scorretto o esagerato spesso non viene fermato o denunciato per paura di divenire a propria volta una possibile vittima, per timore di essere estromessi dal gruppo, oppure per superficialità. Non chiedersi come si possa sentire veramente l’altro che subisce lo scherzo, rende di fatto dei complici.

Infine abbiamo riflettuto insieme su quanto sia difficile sapersi mettere nei panni dell’altro e immaginare le emozioni che prova la persona con cui si è in contatto virtuale, soprattutto senza essere testimoni diretti delle sue reazioni.

I ragazzi hanno partecipato in modo attivo al laboratorio e al termine, hanno portato e condiviso stralci delle loro esperienze personali, evidenziando sensibilità e capacità di ragionamento, ma anche il bisogno di discutere ancora dell’argomento. Siamo speranzosi che questa esperienza abbia gettato il seme per un lavoro di prevenzione, per stimolare una maggiore attenzione all’altro e per iniziare a chiedersi “come starei io al suo posto?

Consuelo Aringhieri e Valentina Congedo

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