Mese: <span>Ottobre 2018</span>

BASTA ABBUFFATE! ->Percorso di consapevolezza alimentare

Questo percorso esperienziale 8in passato chiamato Basta abbuffate) NON è una psicoterapia di gruppo, ma vuole utilizzare il gruppo come luogo di confronto e di arricchimento. Ciò significa che non si dovranno condividere in gruppo vicende molto personali, ma solo ciò che è finalizzato all’apprendimento di modalità più salutari di convivenza con le emozioni e il cibo.

Per questo motivo questa attività non va in conflitto con un’eventuale psicoterapia individuale, ma anzi, la completa e le dà spinta.

Verranno utilizzate tecniche per trovare un nuovo rapporto con il cibo e gestire la fame emotiva.

Perché scegliere la nostra attività?

La nostra attività è focalizzata:

  • sull’individuare stili di alimentazione più funzionali e soddisfacenti, con il preciso obiettivo di ridurre fino ad azzerare le abbuffate e le attività compensatorie (vomito, uso di lassativi, digiuno, iperattività);
  • sull’imparare a far fronte alle proprie emozioni;
  • sul diminuire i pensieri e le preoccupazioni legati al cibo e al corpo;
  • sul diminuire la tendenza a cedere alle abbuffate.

Affrontiamo il rapporto con il cibo servendoci di tecniche innovative  che permettono di lavorare sulla consapevolezza, sulla perdita di controllo, fornendo strumenti di automonitoraggio dei pasti per far sì che la persona possa poi in autonomia utilizzare le modalità apprese nel gruppo.

Come si svolge l’attività?

L’attività è suddivisa in due parti: una in gruppo ed una a casa.

In gruppo verranno presentate e messe in pratica modalità di approccio consapevole al cibo. A casa gli approcci verranno applicati in autonomia, per poi dare un feedback al gruppo e alle conduttrici nell’incontro successivo.

A chi è rivolto?

A tutti coloro che hanno iniziato mille diete poi interrotte, che quando sono in ansia o arrabbiate aprono il frigo e/o la dispensa, che terminano il pasto senza prestare attenzione al sapore del cibo, che smettono di mangiare solo quando si sentono troppo pieni o è finito il cibo, che si sentono in colpa o falliti dopo aver mangiato.

Che cosa aspettarsi?

La frequentazione del gruppo e l’applicazione degli esercizi proposti porterà ad avere un diverso rapporto con il cibo: più consapevole, mettendo il relazione le emozioni e l’alimentazione, al fine di raggiungere uno stile di vita più equilibrato.

Quando e per quanto?

Gli incontri sono 10 e durano un’ora e mezza ciascuno. I gruppi si incontreranno settimanalmente o il venerdì mattina dalle 9 alle 10.30, oppure ogni due settimane il mercoledì dalle 18.00 alle 19.30. Un gruppo è cominciato mercoledì 14 febbraio (completo). Scrivici per prenotare il colloquio gratuito per formare il nuovo gruppo.  I GRUPPI COMINCIANO TUTTO L’ANNO.

I costi?

I 10 incontri di gruppo di gestione del peso corporeo per un totale di 15 h + 2 sedute individuali costano 200,00 €. Il prezzo include la quota associativa e l’assicurazione.

Per informazioni

Dr.ssa Querin 3396711781

Dr.ssa Pugno 3500261835

ecoassociazione@gmail.com

L’educazione sessuale e affettiva rivolta ai bambini: come, quando e perchè proporla.

Come si fanno i bambini?” La domanda arriva dal basso, dal cervello di un nanerottolo usualmente tenero, ma che in quel momento assume sembianze malefiche. Chiaramente lo spinoso quesito è posto in un momento inaspettato, in cui il genitore è completamente impreparato, a tavola o al supermercato, per esempio. Se il destinatario della domanda è un insegnante, si aggiunge un’ulteriore difficoltà: cosa gli avranno detto i genitori? Gli avranno già spiegato qualcosa? (E anche se se la sente di rispondere) qual è il compromesso tra essere chiaro e non incorrere nelle ire dei genitori?

Vecchie storie narravano così: I bambini nascono sotto i cavoli. Anzi no, li porta la cicogna. Oppure, se la questione proveniva da un ragazzino un po’ più grande, si ricorreva in emergenza a una strana storia di api e di fiori che gli confondeva ulteriormente le idee. Andava meglio a quei bambini a cui veniva risposto che i bambini nascono dall’amore dei genitori, o grazie al semino donato alla mamma dal papà. Per lo meno era qualcosa di più verosimile; probabilmente avevano finto di accontentarsi, aspettando che, un giorno, un amichetto che forse ne sa di più glielo spieghi meglio.

Molti adulti che oggi hanno sui quarant’anni hanno ricevuto come unica forma di educazione sessuale poche ore di spiegazione durante la scuola secondaria di primo grado. Un medico e/o un’ostetrica fornivano informazioni tecniche e asettiche sul sesso e sulla contraccezione, condite dal terrore (sacrosanto) delle malattie sessualmente trasmissibili.

Chi ha esperienza con i bambini sa bene che, già a cinque o sei anni, se non prima, richiedono informazioni pratiche sugli organi genitali, sulla gravidanza e sul parto; sono interessati alla “meccanica” della riproduzione. Sovente ricevono spiegazioni favolistiche o molto parziali a queste domande.

Successivamente, nel periodo fra gli ultimi anni della scuola primaria e quelli delle scuole medie inferiori, i cambiamenti del corpo e della mente conducono i ragazzi verso l’inizio della loro vita sessuale; cominciano a porsi domande sulla sessualità e sui criteri per orientarsi in questo territorio sconosciuto. Avrebbero bisogno degli strumenti per conoscersi, per capire se stessi e l’altro sesso, per prendere decisioni sensate e rispettose di se stessi; invece ricevono le informazioni tecniche che richiedevano cinque o sei anni prima (Veglia F., Pellegrino R., 2003).

Attualmente, l’educazione sessuale e affettiva precoce è considerata una modalità di prevenzione primaria delle gravidanze indesiderate e della trasmissione per via sessuale di malattie infettive. Inoltre, previene forme di sfruttamento, coercizione e abuso, discute pregiuzi e stereotipi legati all’essere maschio o femmina, previene discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. Le informazioni trasmesse e le competenze promosse sono differenziate e adeguate per fasce d’età, come suggerito dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’educazione sessuale e affettiva è una materia di insegnamento obbligatoria nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea; fanno eccezione alcuni, tra cui, purtroppo, l’Italia. Perciò è necessaria una collaborazione tra le diverse agenzie educative, la scuola e la famiglia prima di tutto, nell’offrire a bambini e ragazzi la possibilità di avere informazioni e adulti e coetanei con cui discuterne.

L’educazione sessuale e affettiva non invita a fare sesso, ma si propone il delicato e fondamentale compito di preparare a relazioni adulte reciprocamente consensuali e rispettose del partner. Certo, non sempre ci si può improvvisare nel trattare un tema così intimo, ancora fonte di imbarazzo e tabù. Si invita i lettori a dare uno sguardo alla piccola bibliografia dell’articolo come punto di partenza per informarsi sull’argomento. Inoltre, l’Associazione Eco promuove corsi mirati, destinati a genitori, nonni, insegnanti ed educatori per riflettere sulle parole e sulle modalità con cui spiegare la sessualità a bambini e ragazzi.

I bambini ci spiazzano con le loro domande sull’amore, sulle differenze tra maschi e femmine e sull’origine della vita. Hanno bisogno di adulti che possano rispondere serenamente alle loro curiosità, in modo semplice e concreto, senza trascurare il significato relazionale della sessualità e le emozioni che accompagnano le diverse fasi della crescita.

Dr.ssa Valentina Congedo

Bibliografia

Del Re G., Bazzo G., 1997, Educazione sessuale e relazionale affettiva. Unità didattiche per la scuola primaria, Erickson Edizioni, Trento. 

Veglia F. , Pellegrini R., 2003, C’era una volta la prima volta. Come raccontare il sesso e l’amore a scuola, in famiglia, a letto insieme, Erickson Edizioni, Trento.

http://www.fissonline.it/pdf/STANDARDOMS.pdf

http://www.napolicittasolidale.it/portal/punto-di-vista/6247-capire-l-amore.html

http://www.valigiablu.it/educazione-sessuale-scuole/