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COME DISFARSI DELLE REAZIONI AUTOMATICHE – Vivere il tempo anziché lasciarsi vivere dal tempo

Come mai reagiamo spesso nello stesso modo in alcune situazioni? E come mai non riusciamo a smettere di farlo, anche quando le conseguenze sono decisamente negative? Vediamo insieme come possiamo gestire le nostre reazioni emotive in maniera più consapevole e funzionale.

Vediamo qualcosa che non ci piace, una situazione ci fa rizzare i peli… e tutto d’un tratto… reagiamo! Ci infiammiamo, ci lasciamo trasportare dal turbine emotivo…

Ciascuno di noi, nel corso del tempo, ha imparato a rispondere ad alcuni stimoli con delle reazioni automatiche. Solitamente, si tratta di stimoli che attivano in noi un qualche stato emotivo spiacevole: ansia, tristezza, rabbia. La reazione che ne consegue, quindi, è un tentativo di gestire le emozioni negative che si provano in determinate situazioni.

Il fatto è che non siamo quasi mai consapevoli del perché reagiamo proprio con quella modalità, eppure, tendiamo a riproporla in maniera automatica ogni volta che ci troviamo di fronte a uno stimolo scatenante. Si tratta di automatismi appresi nel corso del tempo, soluzioni adottate in passato e che in qualche modo hanno “funzionato”. Si sono cioè rivelate efficaci nell’alleviare o nell’eliminare la sofferenza di quella situazione. Non ci importa che magari la “soluzione” comporti altre conseguenze, a volte persino peggiori della sofferenza che mirano a estinguere. I nostri meccanismi automatici di gestione non si fermano a riflettere ma, sono reazioni “istintive” che non ponderano e non distinguono conseguenze a breve e a lungo termine.

Spezzare il meccanismo della reazione automatica, non significa smettere di avere una opinione, di riflettere sulle cose, di reagire o di essere passivi, significa semplicemente disattivare un automatismo riprendendo il controllo e smettendo così di soffrire. Noi risentiamo della collera, dello stress, dei blocchi esperienziali, che fanno dapprima soffrire noi e che finiscono per intaccare il nostro ambiente.

DEFINIRE COSA CI FA REAGIRE

La prima cosa da fare per non entrare nella spirale infernale del circolo vizioso, è quella di notare quali sono le situazioni che ci fanno reagire in un certo modo. Sono delle situazioni, sovente le stesse, che ci stressano e che ci fanno partire con il pilota automatico. Per esempio, ci si arrabbia ogni volta che si fa la coda in un negozio o ci si infastidisce quando nostro figlio prende un brutto voto.

Osserviamo, poi, cosa scatena in noi quella situazione. Gola serrata, oppressione al petto, nodo allo stomaco, respiro corto… Quello che ci fa reagire, ci fa soffrire fisicamente e psicologicamente. La nostra reazione ci ricorda i nostri valori, cosa conta per noi. Facciamo un esempio: se mio figlio mi porta a casa un brutto voto, ho immediatamente dei pensieri negativi “È sempre il solito”, “Perderà l’anno” e posso provare rabbia o delusione. Ora, questa reazione mi ricorda cosa è importante per me e quindi posso decidere di connettermi a quello, prima di far partire la reazione automatica e, per esempio, invece che criticarlo, posso provare a stargli vicino, perché lo amo, e a soffermarmi sul fatto che, anche se non va bene a scuola, ha delle altre qualità.

TORNARE ALL’INTERNO

I nostri pensieri valutano. I ricordi ci portano indietro. Le emozioni confondono. In quel momento, è importante rallentare perché tutto va troppo veloce e noi non siamo realmente consapevoli di quello che sta succedendo. Se reagiamo in modo automatico, non stiamo scegliendo davvero come reagire e questo può, per esempio, degradare i nostri rapporti con gli altri. Se ci si prende il tempo per guardare sé stessi, di respirare quello che sentiamo, si può reagire alle situazioni in modo diverso. Quando si parte con la propria reazione automatica, non si vede che attraverso i propri schemi. Tornare all’interno permette di allargare il campo di quello che si vede. C’è una parte di noi che è tranquilla, calma e che può farci reagire diversamente, facendoci mettere nei panni dell’altro ed esprimendo le cose in maniera differente. Questo non significa sopprimere il malessere e non esprimerlo davanti all’altro, ma semplicemente farlo in una maniera più cosciente, più pacata, più affine a cosa conta per noi.

Facendo questo, riprendiamo il controllo; anche se automatiche, queste reazioni, non sono inevitabili e anzi, possiamo crearne di nuove. Portando un po’ di attenzione consapevole a quel momento, contattando i nostri valori, possiamo decidere di rispondere in modi diversi, che siano più utili o salutari per noi e chi ci sta attorno. E, saremo noi a decidere come rispondere.

LA PRATICA MEDITATIVA PUO’ AIUTARCI

Meditare regolarmente permette di allenarsi a rallentare, a sganciare il pilota automatico, per essere più presenti. In tal modo, non si impronta più tutto sulla reazione automatica e si fa un passo a fianco alle storie che ci si racconta ogni volta. Durante la pratica di meditazione non si fa nulla, non si cerca nulla, non ci si aspetta nulla, si smette di volere che le cose siano diverse da quelle che sono perché non ci si lotta, al contrario, si accoglie quello che si vive, l’esperienza, momento dopo momento. Questo allena a essere più consapevoli. Questo non vuol dire che dopo non si reagisca. Al contrario, chi è più cosciente, non si lascerà influenzare dai propri pensieri automatici e agirà allineandosi ai suoi valori. La meditazione è dunque al servizio della nostra azione.

CHIAVI PER REAGIRE DIVERSAMENTE

1- Prendi una situazione scomoda che ti genera sofferenza emotiva.
2- Valuta la tua sofferenza sulla tua scala da 1 a 10 dove 1 significa assenza di perturbazione emotiva e 10 massima sofferenza.
3- Nota dove trattieni questa valutazione e dove la senti nel corpo.
4- Osserva che tutta la tua energia, la tua attenzione è assorbita da questo dolore. Ci si focalizza, si gira in tondo, si resiste.
5- Sottolinea che se tu sei consapevole della sofferenza e del linguaggio nella tua testa, se ne sei cosciente, sai che è possibile cambiarla.
6- Scegli allora come vuoi reagire in piena consapevolezza.

ANDARE OLTRE

1- Osserva quello che scatena la tua reazione automatica. Esempio di situazione: la sveglia suona, il mio compagno prende subito il suo telefono e questo mi infastidisce.
2- Vai incontro alle tue sensazioni. Noto cosa sta succedendo nel mio corpo: le tensioni che sono presenti e come evolvono. Può essere, per esempio, che diminuiscano mentre le osservo.
3- Nota cosa c’è di altro in te, altre emozioni, pensieri che valutano, che giudicano e nota che c’è anche pace… puoi connetterti ad essa piuttosto che lasciarti trasportare dal tuo malessere. A partire dal momento in cui sei consapevole di cosa succede, il tuo malessere diminuisce. Ti apri ad altre cose, alla pace, allo spazio da cui osservare la tua reazione automatica.
4- Molla la presa. Non hai bisogno di combattere con i tuoi pensieri, con le tue emozioni o con la situazione presente. Sei ancorato in questo spazio di calma che hai in te e hai fiducia nel fatto che puoi modificare questa energia negativa che ti sta invadendo. Prenditi il tempo di rallentare.
5- Nota cosa si nasconde dietro questa reazione. In questa situazione, ti esasperi perché hai l’impressione di non sentirti amato e vicino all’altro, qualcosa che fa parte dei tuoi valori.
6- Agisci. Prendi il tuo compagno tra le braccia e parlagli di quello che per te è importante. Se aggiungi empatia, è ancora meglio: “Io so che è molto importante per te aggiornarti sulle ultime notizie, ma per me sarebbe prezioso poter stare con te prima che ci si separi per andare a lavoro”.

Ricordiamoci che non siamo destinati a reagire sempre allo stesso modo. Possiamo cambiare. Possiamo scegliere come rispondere. Una volta imparato questo, dopo aver sperimentato le possibilità che un nuovo modo di rispondere può regalarci, potremo scegliere e reagire secondo i nostri valori. Vivere è inevitabilmente essere costantemente sottoposti a stimoli, alcuni positivi e altri negativi. Ciò che non è inevitabile è come decidiamo di rispondere. E questo, è nelle nostre mani.

Dott.ssa Giulia Giacone

Psicologa – Psicoterapeuta

Per saperne di più…

Hayes, S.C., Strosahl, K.D., Wilson, K.G. (2013). ACT. Teoria e pratica dell’Acceptance and Commitment Therapy. Raffaello Cortina, Milano.
Kabat-Zinn, J. (2019). Dovunque tu vada ci sei già. In cammino verso la consapevolezza. Corbaccio, Milano.
Kang, J., Gruber, J., & Gray, J. R. (2013). Mindfulness and De-Automatization. Emotion Review, 5(2), 192–201.