La Lingua dei Segni Italiana (LIS) è una lingua a tutti gli effetti con proprie regole grammaticali, lessicali, morfologiche e sintattiche che viaggia su un canale visivo-gestuale. E’ la lingua parlata dalla persone sorde, che ne favorisce l’inclusione e l’integrazione, della comunità e della cultura dei sordi come elemento prezioso e di arricchimento.
Ecco alcuni elementi fondamentali per conoscere la lingua dei segni:
1. Per la lingua dei segni sono fondamentali le componenti manuali e non manuali (espressioni facciali, corpo, labializzazione, elementi vocali), ecco che quindi non ci si limita all’uso delle mani e soprattutto LIS non è sinonimo di mimo o di teatro.
Si distinguono 4 parametri essenziali (fig.1):
– configurazione: la posizione assunta dalla mano nel riprodurre un segno.
– movimento: direzione di spostamento delle mani nel riprodurre un segno, contatto con il corpo del segnante e modo in cui si muovono le mani insieme o una rispetto all’altra.
– luogo: lo spazio nel quale si riproduce il segno. Si definisce spazio segnico e si estende dal capo alla vita e da una spalla all’altra. Alcuni segni possono toccare una parte del corpo mentre altri possono essere riprodotti in uno spazio neutro, antistante al segnante.
– orientamento: del palmo della mano, il piegamento del polso, la posizione delle mani tra loro e rispetto al corpo.
I parametri vennero individuati per la prima volta da William Stokoe nel 1960 studiando la lingua dei segni americana (ASL) che cominciò a definire la lingua dei segni una vera e propria lingua. Già prima di lui però si ricordano personaggi illustri quali l’abate De L’Épée in Francia, Thomas Hopkins Gallaudet in America, Giacomo Carbonieri e Tommaso Silvestri in Italia che diedero un forte contributo per lo studio e la fondazione di scuole in lingua dei segni.
2. La LIS è LINGUA e NON LINGUAGGIO: il linguaggio è la competenza innata o acquisita che ci permette di comunicare e di esprimere significati, pensieri, concetti e si produce in modo verbale e non verbale. Per lingua si intende invece l’insieme delle parole e locuzioni usate da una comunità come mezzo per l’espressione e lo scambio, storicamente e culturalmente determinato, con proprie leggi fonetiche, morfologiche e sintattiche che sono parte integrante della lingua stessa. Così come non si dice “linguaggio italiano” o “linguaggiofrancese” allo stesso modo perciò non si può tradurre LIS in linguaggio dei segni. Come per tutte le lingue anche per la LIS esiste un vocabolario, si è sviluppata spontaneamente, si è modificata nel tempo e si trasforma dinamicamente con il mutare della comunità segnante.
3. La LIS NON E’ UNIVERSALE : così come le lingue orali sono molteplici e per ogni paese diverse, anche le lingue dei segni cambiano in base al territorio e alla cultura di appartenenza.
Esistono più di 300 lingue dei segni (la lingua dei segni italiana, tedesca, francese, americana e così via). Inoltre anche all’interno di una stessa nazione possono emergere delle variazioni dialettali (la lingua dei segni laziale è differente in alcuni aspetti da quella piemontese ecc.).
Inoltre se LIS ci potrebbe far pensare che sia l’acronimo di “Lingua Italiana dei Segni”, questa espressione è assolutamente scorretta perché con italiana si identifica solo il paese al quale appartiene la lingua. La struttura e la grammatica della LIS sono completamente diverse e in alcun modo associate alla lingua italiana vocale. Facciamo un esempio: in italiano l’ordine della frase segue: Soggetto + Verbo + Complemento (La mamma fa la spesa) in LIS invece segniamo: Soggetto + Oggetto + Verbo (La mamma spesa fa). La differenza tra domande e affermazioni si basa sull’aggrottarsi delle sopraciglia nel primo caso o sul loro distendersi e sull’intenzione dell’espressione facciale (fig.2). Aggiungiamo che sarebbe scorretto anche scrivere L.I.S. puntato!
4. Si chiamano SEGNI e NON GESTI: i segni hanno uno specifico significato, codificato dalla lingua, mentre i gesti sono parte di quell’espressione corporea che non sottende alcuna regola fonetica, morfologica di sintassi ecc. I gesti non hanno senso di per sé, non costruiscono una frase di senso compiuto al contrario dei segni. Quindi potrebbe affermare che i segni sono le parole della lingua orale.
5. Si chiamano SORDI: anche se alle volte sarà capitato di essere titubanti nell’utilizzo della parola “sordo” è l’espressione più corretta per definire una persona che non sente. Non si chiamano “non udenti” o “audiolesi” e neanche “sordomuti” perché i sordi non hanno lesioni all’apparato fonatorio vocale e alcuni parlano anche molto correttamente la lingua italiana orale (soprattutto coloro che hanno seguito un percorso di logopedia sin da piccoli). Esistono inoltre diversi gradi di sordità in base ai Decibel che possono essere percepiti dal sordo che dipendono dalla gravità, dalla sede della compromissione e dall’epoca di insorgenza: criteri che devono essere conosciuti nell’approccio alla comunità. Inoltre la LIS non è solo la lingua dei sordi, anche se prevalentemente viene utilizzata da quest’ultimi. Non dimentichiamoci ifigli udenti di genitori sordi (CODA Children Of Deaf Adults) e soprattutto possiamo affermare che anche gli udenti segnano e possono imparare a segnare per motivi personali o professionali!
6. Bambini e ragazzi sordi possono richiedere l’ASSISTENTE ALLA COMUNICAZIONE: è una figura professionale prevista dalla legge 104 del 05/02/1992 che stabilisce la possibilità di richiedere un operatore socio-educativo con funzione di mediatore e facilitatore della comunicazione, dell’apprendimento, dell’integrazione e della relazione tra lo studente con disabilità sensoriale, la famiglia, la scuola, la classe ed i servizi territoriali specialistici. Di solito è proprio la famiglia a fare richiesta della figura dell’assistente specificando la possibilità di supportare il bambino o il ragazzo con la LIS e con strategie comunicative ipertestuali. In aggiunta all’assistente alla comunicazione il bambino sordo ha diritto ad un educatore sordo, l’importanza di quest’ultima figura professionale sta proprio nella possibilità per il bambino di rispecchiarsi e di accettare la propria condizione e se stesso grazie ad un adulto uguale a lui. L’educatore sordo permette di promuovere così il benessere mentale e una crescita sana del piccolo.
7. In LIS SI PUO’ CANTARE o NARRARE POESIE: la lingua dei segni non permette solo di comunicare ma ha anche un valore nell’espressione artistica e musicale come d’altronde accade per tutte le lingue. Ce lo mostrano gli spettacoli teatrali, le pellicole cinematografiche, i musical in LIS, il festival di Sanremo 2020 completamente tradotto in lingua dei segni e ce lo insegnano i vari performer che interpretano poesie e canzoni in LIS. Questo ci offre un ulteriore informazione preziosa su questa lingua: tutto può essere spiegato, comunicato e descritto in LIS, dal discorso più concreto a quello più astratto.
8. Come si impara la LIS? La difficoltà della LIS è data anzitutto da un canale comunicativo differente da quello degli udenti e come tutte le lingue, se non di più, sono necessari anni di esperienza e di pratica con persone segnanti. Esistono tre livelli base di apprendimento della lingua, proposti da enti accreditati ed istituti statali. Vi sono poi anni aggiuntivi (da 1 a 3) per essere abilitati alla professione di assistenti alla comunicazione e/o interpreti. La maggior parte delle volte i corsi sono tenuti da insegnanti qualificati sia sordi che udenti dove la parte pratica è affiancata da quella teorica e in alcuni casi il corso è coadiuvato da un tirocinio esterno. Per poter accedere all’anno successivo di corso è necessario superare degli esami intermedi e finali così come per essere abilitati alla professione di assistente o interprete.9. BILINGUE e BIMODALI: Bilinguismo significa che l’individuo conosce una o più lingue diverse tra loro e può essere sia una caratteristica degli udenti (una persona che ha accesso ad una o più lingue orali differente) che dei sordi (una persona sorda che conosce due o più lingue dei segni differenti). Gli individui bimodali sanno correntemente disporre di una lingua orale e una lingua dei segni. Quando un individuo parla e segna più di una lingua vocale o più di una lingua dei segni si definisce bimodale-bilingue.
10. Aggiungiamo che…il 23 settembre si celebra la giornata internazionale delle lingue dei segni secondo disposizione dell’ONU del 2018. In Italia la comunità dei sordi e degli udenti segnanti o figli di sordi sta lottando per il riconoscimento della lingua e ci si augura che presto si raggiungerà questo traguardo. A Washington D.C. ha sede la Gallaudet University, un ente di istruzione superiore statale, che prende il nome dal suo fondatore. È l’unica università che offre agli studenti sordi di tutto il mondo la possibilità di imparare sia la American Sign Language (ASL) sia la lingua dei segni internazionale. Nasce come scuola per bambini sordi e ciechi nel 1864 e diventa negli anni polo di cultura ed educazione degli studenti sordi e udenti di tutto il mondo. L’unica università ufficialmente bilingue, bimodale con l’integrazione dell’ASL e dell’inglese frequentata da studenti sordi e udenti.
Dott.ssa Valentina Pizzicchetti
Psicologa – Psicoterapeuta
Bibliografia
ENS (Ente Nazionale Sordi ONLUS) https://www.ens.it/
Babbel Italia Lingua dei Segni
https://www.youtube.com/playlist list=PLK_KcpmFXd1HqZPFd0GrWUrN0trMN8wf2
Fig.1Fig. 2




