Una notte, come tante in quel borgo: strade deserte e cielo stellato a illuminarle; poi d’improvviso, come l’irruenza di un fulmine, un equilibrio si rompe, l’indomani non c’è, solo vuoto e la luce di una stella novella che risplende in quel cielo, di quel posto lontano.
I dati epidemiologici italiani più recenti indicano che nel solo 2024 si sono registrati circa 3.950 suicidi, con un aumento particolarmente significativo nella fascia d’età 10–24 anni. Parallelamente, si osserva un incremento degli accessi ai Pronto Soccorso (+12%) per tentativi di suicidio e comportamenti autolesivi, soprattutto tra le giovani donne, mentre i ragazzi risultano maggiormente rappresentati nei suicidi portati a termine.
In una prospettiva psicodinamica il gesto suicidario spesso viene visto come atto comunicativo estremo, come l’espressione di un dolore mentale che non ha potuto prendere forma simbolica.
Comprendere il suicidio in età evolutiva non significa limitarsi alla ricostruzione degli eventi stressanti o delle condizioni ambientali e relazionali, ma richiede un’analisi più profonda del funzionamento psichico dell’individuo, della struttura di personalità, delle dinamiche relazionali e del modo in cui il Sé si costruisce nel rapporto con l’ambiente. È dall’interazione disfunzionale di questi fattori che può emergere la percezione di non avere alternative possibili alla sofferenza
Perché è successo? Analisi dei fattori di Rischio
In questo quadro, diversi autori (Novelletto, Palmonari, La Barbera, Novara, ecc.) sottolineano alcuni fattori di rischio che possono aiutare a comprendere cosa ci sia dietro la manifestazione dell’atto:
La fragilità narcisistica in adolescenza:
L’ adolescenza rappresenta una fase di riorganizzazione strutturale dell’apparato psichico. In questo periodo la riattivazione, attraverso un crollo della rimozione, dei conflitti o dei traumi infantili, le trasformazioni del corpo sessuato e la ridefinizione dei legami oggettuali rendono il soggetto particolarmente vulnerabile a: oscillazioni narcisistiche tra grandiosità e disprezzo di sé; vissuti di vuoto e frammentazione; incapacità di mentalizzare emozioni intense; uso dell’azione come modalità espressiva primaria. L’adolescente si muove dunque tra fantasie di onnipotenza e sentimenti di inadeguatezza, oscillando tra grandiosità e vergogna. Una ferita al Sé può essere vissuta come catastrofica, senza possibilità di riparazione e il suicidio può diventare quindi l’atto attraverso cui il giovane tenta di mettere fine non tanto alla vita, quanto alla sofferenza psichica percepita come interminabile e non rappresentabile.
Il disordine del desiderio: nella clinica psicoanalitica contemporanea viene descritto un disordine del desiderare, in cui il soggetto fatica a rappresentare un futuro investibile, sperimentando un vuoto di senso che può alimentare ideazioni auto-lesive e suicidarie.
L’Attacco al legame:
il gesto suicidario può assumere il significato di attacco ai legami considerati insopportabili, vissuti come persecutori o non contenitivi, ma al tempo stesso può essere un grido di aiuto non riconosciuto in tempo. Il suicidio spesso emerge in contesti familiari caratterizzati da incoerenza genitoriale o trascuratezza emotiva, dinamiche di violenza assistita, lutti o traumi non elaborati, triangolazioni eccessive o difficoltà di separazione. In tali situazioni, la funzione di contenimento familiare risulta frequentemente carente e il giovane si trova e non poter sperimentare un ambiente in grado di metabolizzare l’angoscia.
Inoltre, in situazioni di attaccamento insicuro o disorganizzato di questa portata, anche la minaccia abbandonica, o l’abbandono vero e proprio di un partner, può essere considerato un potenziale fattore scatenante in quanto attivatore del trauma abbandonico primario.
Pressioni scolastiche e burnout:
Negli ultimi anni si osserva una correlazione crescente tra stati depressivi e fattori quali ipercompetizione scolastica, richieste prestazionali costanti e vissuti di fallimento percepiti come catastrofici.
Bullismo e Cyberbullismo:
Il bullismo e il cyberbullismo rappresentano forme di violenza intenzionale e sistematica tra pari, caratterizzate da un’asimmetria di potere fisico, psicologico o sociale. Studi meta-analitici indicano che circa il 25% degli adolescenti è vittima di bullismo, mentre i dati più recenti della Polizia Postale segnalano un aumento significativo delle segnalazioni di cyberbullismo, revenge porn e umiliazione pubblica online. Il giudizio digitale viene vissuto dall’adolescente come globale, permanente e incontrollabile, configurandosi come un attacco al Sé difficilmente elaborabile.
I casi di cronaca recenti tra cui ricordiamo Leonardo Calcina il quindicenne morto suicida a Senigallia (2024) per bullismo e vissuti di esclusione, Paolo Mendico di Latina (2025) per bullismo persistente e mancata risposta istituzionale e Larimar Annaloro la quindicenne di di Piazza Armerina (2024) per revenge porn e vergogna digitale, mostrano come, al di là del singolo evento traumatico, emerga frequentemente il fallimento della rete di protezione composta da famiglia, scuola e servizi territoriali.
Nel loro insieme, questi fattori evidenziano come il suicidio non sia mai un evento isolato, ma l’esito di una complessa interazione tra vulnerabilità individuali, storie relazionali traumatiche, difficoltà di mentalizzazione e carenze nei sistemi di supporto.
Per quanto concerne invece l’autolesionismo non suicidario (NSSI) particolarmente diffuso tra le adolescenti dal 2023 in avanti, vediamo come questi rappresenta un fattore predittivo altamente significativo del rischio suicidario, ma anche un fattore di protezione se accolto tempestivamente come richiesta di aiuto.
Come Prevenire?
Essendo, come abbiamo visto, il suicidio giovanile un fenomeno multifattoriale è in tal senso che bisogna agire anche in un’ottica preventiva. È importante agire sui fattori di protezione, a livello familiare, sociale e scolastico.
I principali fattori protettivi rispetto al comportamento suicida sono i seguenti:
• buoni rapporti con i familiari;
• sostegno della famiglia.
• buone abilità sociali;
• fiducia in sé stessi, e nei propri traguardi;
• cercare aiuto quando sorgono difficoltà, ad esempio nel lavoro scolastico;
• cercare consigli quando devono essere fatte scelte importanti;
• apertura alle esperienze e alle soluzioni sperimentate da altre persone; • apertura a nuove conoscenze.
• integrazione sociale, ad esempio attraverso la partecipazione a sport, associazioni religiose, club e altre attività;
• buoni rapporti con i compagni;
• buoni rapporti con gli insegnanti e altri adulti;
• sostegno da parte di persone significative.
Conoscere questi fattori e lavorare in un’ottica multidisciplinare, scuola, famiglia, società e sanità può essere l’unica strada da percorrere per aiutare molti giovani ragazzi che perdendo la speranza nella vita, si abbandonano completamente al suo versante opposto.
In conclusione, il suicidio giovanile, così come l’autolesionismo, è un fenomeno multifattoriale complesso a cui va posta un’attenzione multidisciplinare: è necessaria una maggiore attenzione da parte della famiglia, della scuola, della società e della sanità. È importante conoscere molto bene quali sono i fattori di rischio, e segnalarli, perché in alcuni casi possono essere predittivi di quello che potrebbe accadere se la richiesta di aiuto latente non viene accolta. È fondamentale la comunicazione tra scuola e famiglia, affinché laddove vi siano mancanze in uno o nell’altro sistema si possa intervenire. Purtroppo siamo ancora ben lontani da servizi che possano offrire cure adeguate, si pensi solo allo psicologo scolastico presente per pochissime ore alla settimana, ma è anche vero che ad oggi i servizi psicologici sono sicuramente più accessibili: piattaforme online, associazioni a prezzi calmierati, il Telefono Amico e anche gli stessi pronto soccorso sono più attrezzati, per questo è importante comunicare, ascoltare e supportare laddove vediamo qualcuno in una difficoltà emotiva così profonda da pensare di non avere via d’uscita.
Se sei un adolescente e giovane adulto e pensi di soffrire al punto da non avere via d’uscita, fai ancora un tentativo e prova a contattare il Telefono Amico al numero:
02 2327 2327
324 011 72 52
mail@micaTAI
Perché c’è sempre tempo per morire, ma non ce n’è mai abbastanza per Vivere Davvero.
Dott.ssa Monica Iuliano
Psicologa – Psicoterapeuta
Riferimenti bibliografici




