“Solo un po di tempo per me…” IL FENOMENO DELLA REVENG BEDTIME PROCRASTINATION

I giovani adulti iniziano a conoscere bene questi pensieri serali “È tardi, dovrei dormire… ma voglio solo un’altra ora per me.” La giornata è trascorsa velocemente tra le incombenze della quotidianità, il lavoro, la gestione spesso dei figli e quando alla sera la casa tace, in un silenzio quasi surreale la sensazione è quella di avere necessità di concludere la giornata con un momento per noi, per i nostri interessi, una coccola. “Oggi non ho fatto nulla per me…” un pensiero che molte persone hanno nella mente, quasi come un piccolo atto di ribellione alla routine quotidiana. È il segnale di una dinamica sempre più diffusa: la Revenge Bedtime Procrastination (RBP), o “procrastinazione della buonanotte per rivalsa”. Non si tratta di semplice pigrizia né di insonnia: è un bisogno di libertà al confine con l’autosabotaggio. È un comportamento intenzionale e consapevole: si sceglie di rimandare il momento di dormire pur sapendo che il giorno successivo sarà più faticoso. Il motivo? Recuperare, almeno per un’ora, quel senso di libertà e controllo che il giorno ha negato.

Il termine nasce in Cina, bàofùxìng áoyè letteralmentevegliare per rivalsa, e viene definito scientificamente da Kroese et al. (2014) come “il comportamento intenzionale di posticipare il sonno, pur conoscendone le conseguenze negative, per dedicarsi ad attività gratificanti”. In altre parole, è una forma di autonomia differita: quando le ore diurne sono dominate da lavoro, studio e responsabilità, la notte diventa l’unico spazio soggettivo. Un territorio di controllo simbolico dove poter dire “questa volta decido io per me stesso”. Non è un caso che il fenomeno riguardi soprattutto giovani adulti, studenti e lavoratori, spesso coinvolti nell’ambito sanitario o sociale. Secondo uno studio olandese (Kroese et al., 2016), il 74% dei partecipanti dichiarava di rimandare abitualmente l’ora di dormire; una ricerca cinese del 2020 (Zhang et al.) ha trovato un’incidenza del 52% tra studenti universitari. In Italia, una recente indagine dell’Università di Padova (2022) ha riscontrato che sei giovani adulti su dieci dichiarano di restare svegli senza motivo apparente.

I dati tratti da queste ricerche scentifiche ci indicano che esiste un fenomeno in corso che sta prendendo forma e consistenza significative. Sicuramente meriterebbe un approfondimento ulteriore  l’analisi dei dati per discernere tra la RBP, dipendenza da Social media e smartphone, in interconnessione con il fenomeno dello Scrolling compulsivo, ma il dato rilevante è che il fenomeno esiste spesso senza venire riconosciuto o considerato una manifestazione comportamentale esito di una dinamica psicologica disfunzionale. Lo scenario in cui prende forma il fenomeno è considerato quotidianità, normalità: ci si trova in un momento serale, prima di andare a dormire con un telefono o un tablet in mano spesso già coricati nel letto o sul divano, identificando in quel momento il relax giornaliero e il momento di riappropriazione della propria individualità, al di fuori dei ruoli giocati durante la giornata per finalità familiari, professionali, sociali.

Secondo Wardah Alqo’idah et al. (2023), la procrastinazione della buonanotte per rivalsa è un paradosso affettivo: un gesto di cura che si trasforma in autosabotaggio. Ci si illude di “volersi bene” concedendosi un po’ di tempo, ma il prezzo è la deprivazione del sonno, uno dei pilastri biologici del benessere psicologico e fisico. Come ricorda Matthew Walker (2017), bastano pochi giorni di sonno ridotto per compromettere memoria, regolazione emotiva e capacità di concentrazione. La correlazione tra sintomi ansioso-depressivi e privazione del sonno è altrettanto nota.

La Revenge Bedtime Procrastination non nasce solo dentro la mente individuale: è anche un sintomo collettivo. Viviamo in una cultura che glorifica la produttività e penalizza l’ozio, dove il tempo personale è spesso percepito come secondario, da ritagliarsi al di fuori dei doveri e dell’efficienza. A questo si aggiungono la tecnologia, che moltiplica le fonti di distrazione e stimolo serale, e la pressione costante alla connessione, che rende difficile staccare davvero. Le piattaforme di streaming, i social media e le notifiche diventano strumenti di evasione e compensazione emotiva.

Riconoscere che si sta procrastinando il sonno per rivalsa è il primo passo verso il cambiamento. Ma la soluzione non può essere solo dormire di più: serve imparare a riformulare il rapporto con sé stessi e con il proprio tempo. Lo studio di Alqo’idah e colleghi (2023) mostra che iniziare un percorso di consapevolezza e presa in carico del proprio benessere emotivo può ridurre significativamente la procrastinazione serale. Si possono immaginare percorsi che prevedano esercizi di centratura sul , di scrittura riflessiva, tecniche di rilassamento e momenti di auto-osservazione che aiutano a imparare a distinguere tra il desiderio compensativo e il bisogno reale.

Una volta riusciti ad essere consapevoli dei reali propri bisogni si può considerare di iniziare ad utilizzare delle strategie per proteggere il proprio sonno senza rinunciare al . Ad esempio si può iniziare con il riconoscere il bisogno di tempo personale senza colpevolizzarsi, con l’anticipare i momenti di gratificazione durante la giornata, senza lasciarli necessariamente alla fine.
Un’altra buona abitudine, seppur molto difficile da intraprendere, è quella di ridurre gli stimoli digitali un’ora prima di andare a dormire (telefoni, tv, tablet).

Il sonno dovrebbe iniziare a venire ritualizzato come gesto di cura, di rispetto nei propri confronti e di conforto: coltivare un’autentica auto-cura, scegliendo ciò che rigenera.

La procrastinazione della buonanotte per rivalsa non è semplicemente una cattiva abitudine: è una forma moderna di resistenza emotiva a un mondo che non concede tregua. Ma la vera libertà non sta nel sottrarre ore al sonno, bensì nel restituire valore al riposo. Dormire non è una resa: è un modo per tornare padroni di sé, pronti a vivere, e non solo a resistere, anche il giorno dopo.

Dott.ssa Consuelo Aringhieri

Psicologo – Psicoterapeuta

Bibliografia:

Alqo’idah, W., Lutfiyah, F., & Elya, Y. (2023). Revenge bedtime procrastination: A self-love phenomenon or revenge against yourself? Jurnal Psikologi Perseptual.
Kroese, F. M., Evers, C., Adriaanse, M. A., & de Ridder, D. T. D. (2014). Bedtime procrastination: Introducing a new area of procrastination. Frontiers in Psychology, 5, 611.
Kroese, F. M., Soyer, E., van de Werken, M., & de Ridder, D. T. D. (2016). Self-regulation failure: A novel perspective on procrastination. Personality and Individual Differences, 90, 50–54.
Università di Padova, Dipartimento di Psicologia Generale (2022). Report interno su sonno e abitudini serali nei giovani adulti italiani
Walker, M. (2017). Why we sleep: Unlocking the power of sleep and dreams. Penguin.
Zhang, X., Chen, S., Zhang, R., & Liu, B. (2020). Prevalence and predictors of bedtime procrastination in Chinese college students. International Journal of Environmental Research and Public Health, 17(2), 373.
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