OLTRE LA SEDUTA: il ruolo dei messaggi vocali nella clinica terapeutica.

Negli ultimi anni, la maggior parte delle nostre comunicazioni avvengono attraverso i dispositivi connessi. Sempre di più i canali tradizionali, come chiamate e SMS, sono stati soppiantati dalle app di messaggistica istantanea che consentono la condivisione di messaggi scritti, immagini, video e di ogni altro tipo di media, inclusi i messaggi vocali.

Secondo gli ultimi dati messi a disposizione da whatsapp nel 2025 si stima che sono stati inviati circa 150 miliardi di messaggi al giorno sulla piattaforma, di cui  7 miliardi sono messaggi vocali, ciò significa che quotidianamente almeno una volta al giorno ascoltiamo voci  o registriamo i nostri pensieri da inviare a qualcuno (Ghaffary 2023).

Perchè molti prediligono l’uso dei messaggi vocali?

Le più recenti ricerche sostengo che l’uso frequente sia strettamente correlato alla coloritura emotiva che passa attraverso la voce dando a questi un tocco in più che a volte manca nel testo scritto (Haas et al. 2020). I messaggi vocali oltre ad esprimere al meglio le proprie emozioni, spesso vengono utilizzati per velocizzare il processo comunicativo in quanto è più rapido e richiede meno sforzo (anche se poi non permette di revisionare cosa si è detto prima di mandarlo).

Questa forma di comunicazione più intensa ci da la sensazione di sentirci più vicini: in un mondo che è sempre più isolato, quando le persone ascoltano qualcuno parlare invece di leggere quello che ha scritto, lo percepiscono come più autentico, ragionevole ed emotivo.”(Schroeder, 2017).

Allo stesso modo, spesso chi li riceve può sentirsi sopraffatto da una comunicazione unilaterale più intensa, che tra l’altro è più veloce per chi lo invia ma al contrario richiede un dispendio di tempo maggiore per chi lo ascolta.

L’uso dei messaggi vocali dipende anche dal contesto che può influenzare sia chi registra il messaggio e sia chi lì ascolta. Ricevere messaggi audio potrebbe risultare noioso o fastidioso perché ci distoglie da quello che stiamo facendo oltre a rendere più difficoltoso il recupero delle informazioni specifiche inviate in un messaggio vocale che deve necessariamente essere riascoltato.

Generalmente i messaggi vocali sono considerati un mezzo di comunicazione troppo informale (Sampietro e Konig, 2023) viene infatti prevalentemente utilizzato tra amici e familiari.

I messaggi scritti e i messaggi vocali sono ormai diventati una realtà condivisa del nostro vivere sociale, Ghaffary (2023) afferma che su circa mille utenti, circa il 13% utilizza la messaggistica vocale proprio per superare le barriere linguistiche oltre che per l’impatto emotivo e per la velocità comunicativa.

Quello che ormai è diventato un costume sociale condiviso in vari contesti di vita come si colloca all’interno della clinica psicoterapeutica?

Negli ultimi anni la comunicazione tra terapeuta e paziente si è estesa oltre al tradizionale “setting in presenza”, includendo strumenti digitali come messaggi scritti e messaggi vocali. Questa trasformazione non  nasce solo da esigenze pratiche (come la distanza geografica), ma anche dal desiderio di rendere la relazione terapeutica più accessibile, continua e personalizzata.

Molte sono le ricerche che si sono interessate  a come le nuove tecnologie impattassero nell’attività clinica  ( Manfrida e Eisenberg 2007, Manfrida 2009, Manfrida e Albertini 2014, Manfrida Albertini e Eisemberg 2017, 2019, 2020). E’stato evidenziato come nella clinica terapeutica sempre più pazienti scelgono di inviare messaggi vocali ai loro terapeuti per comunicare in modo più espressivo. In primis per risparmiare tempo anche se sappiamo benissimo che i vocali sono pieni di frasi ripetute, divagazioni, esitazioni e commenti personali, tanto che a volte ci vuole più tempo per prepararlo e soprattutto per ascoltarlo.

Per quanto riguarda il terapeuta che riceve il vocale si pone un problema molto importante ovvero quello della privacy per cui i terapeuti sono costretti a rinviare l’ascolto dei messaggi alla possibilità di farlo con l’uso di auricolari o in luoghi isolati.

Perchè allora i pazienti continuano ad usarli ? Qual è il loro ruolo nella terapia e come reagiscono i terapeuti a questa nuova modalità comunicativa?

A tale proposito è in fase di pubblicazione un’indagine su un campione di 233 colleghi che hanno risposto ad un questionario semistrutturato accuratamente studiato dal gruppo di ricerca. I primi risultati mostrano che circa il 60% del campione riceve messaggi vocali.  La maggior parte dei terapeuti tende a rispondere con messaggi scritti, solo una piccola percentuale risponde con messaggi vocali. In alcuni casi casi il vocale viene utilizzato per comunicazioni pratiche come appuntamenti, conferme o disdette, in altri come sfogo emotivo poiché il messaggio vacale rispetto a quello scritto permettono al paziente di comunicare in un modo più spontaneo e meno filtrato rispetto alla scrittura. Attraverso la voce emergono elementi fondamentali della comunicazione:

1. tono
2. ritmo
3. pause
4. inflessione emotiva  

Per molte persone registrare un messaggio subito dopo un evento stressante permette di ridurre la tensione e conservare un ricordo più preciso da esplorare in seduta. In alcuni casi vengono utilizzati per una reale emergenza in altri, esprimono il desiderio del paziente di avere un rapporto più stretto con il terapeuta.

Qual è la reazione del terapeuta?

Alcuni lo vivono come un richiamo alla responsabilità di ascolto, altri invece mostrano segni di insofferenza verso questo metodo comunicativo. Pochi inseriscono all’interno del contratto terapeutico  regole per l’uso dei messaggi vocali nel percorso di terapia.

Ecco alcuni aspetti psicologici e terapeutici legati all’uso dei messaggi vocali da parte del paziente:

espressione emotiva più autentica

La voce trasmette sfumature emotive che spesso non emergono nella scrittura. Questo aiuta il terapeuta a cogliere ansia tristezza rabbia o ambivalenze.

riduzione della solitudine percepita

Sapere di poter inviare un messaggio vocale può aumentare  il senso di supporto specialmente in momenti di crisi.

Autoregolazione emotiva

Registrare un messaggio può avere  un effetto regolativo parlare ad alta voce aumenta la consapevolezza e riorganizza il pensiero

stimolo alla riflessione

riascoltando i propri messaggi il paziente può notare schemi ricorrenti parole chiavi o emozioni  trascurate facilitando il lavoro clinico.

Accanto agli aspetti positivi che possono caratterizzare l’uso dei messaggi vocali anche nella pratica clinica, è necessario considerarne anche i limiti. L’uso dei messaggi vocali :

una chiara alleanza di lavoro e accordi precisi
definizione dei tempi di risposta
tutela della privacy e della sicurezza dei dati
gestione del confine tra seduta e comunicazione informale
prevenzione della dipendenza dal contatto con il terapeuta

In conclusione possiamo dire che il loro valore dipende dal modo in cui vengono integrati nel modello terapeutico e dal tipo di relazione costruita, è per questo che risulta fondamentale che il clinico ne conosca i limiti e le risorse per poterlo integrare nel setting terapeutico.

Dott.ssa Giampalmo Angela Pia

Psicologa-Psicoterapeuta

Bibliografia

Haas, G., Gugenheimer, J., Rixen, J. O., Schaub, F., & Rukzio, E. (2020). “They Like to Hear My Voice”: Exploring Usage Behavior in Speech-Based Mobile Instant Messaging. In 22nd International Conference on Human-Computer Interaction with Mobile Devices and Services (pp. 1-10).
Sampietro, A., & König, K. (2023). The medium is accountable: Metacommunication and media ideologies about voice messages in WhatsApp chats. Discourse & Communication, 17504813231187109.
Schroeder J., Kardas M., Epley N. (2017). The humanizing voice: Speech reveals, and text conceals, a more thoughtful mind in the midst of disagreement. Psychological Science 28 (12): 1745-1762 DOI: doi.org/10.1177/0956797617713798
Manfrida, G. Eisenberg, E. (2007) Scripta… volant! Uso e utilità dei messaggi sms in psicoterapia. Terapia Familiare, 85, 59–82. doi:10.1400/94241.
Manfrida G. (2009) Gli sms in psicoterapia. Torino: Antigone.
Manfrida G., Albertini, V. (2014) Una professione per niente software. Considerazioni sulla pratica relazionale attraverso nuovi canali di comunicazione. Psicobiettivo, 3, 15–32 DOI:10.3280/PSOB2014-003002.
Manfrida G., Albertini V., Eisenberg E. (2017) Connected: recommendations and techniques 9n order to employ Internet tools for the enhancement of online therapeutic relationships. Experiences from Italy. Contemporary Family Therapy 39, 314-28. DOI 10.10007/s10591-017-9439-5.
Manfrida G., Albertini V., Eisenberg E. (2019) This program has performed an illegal operation. Psychotherapy and Technology: Relational Strategies and Techniques for Online Therapeutic Activity, 114-131, in: Linares J.L., Pereira R. ed. (2019): Clinical Interventions in Systemic Couple and Family Therapy, Springer Nature, Switzerland. DOI: 10.1007/978-3-319-78521-9
Manfrida G., Albertini V., Eisenberg E., (2020) La clinica e il web. Risorse tecnologiche e comunicazione psicoterapeutica online, FrancoAngeli, Milano
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