In accordo con la ricerca nell’ambito della psicologia dello sviluppo e del temperamento sempre più spesso si sente nominare il costrutto dell’alta sensibilità infantile, che cos’è e come si caratterizza? Per spiegarlo ci serviremo di una metafora che gli autori hanno teorizzato per semplificare la comprensione di questo concetto.
I fiori di orchidea sono tra i più amati in natura per la loro bellezza e la loro rarità, un profumo intenso e petali vellutati e delicatissimi; per fiorire e crescere hanno bisogno di cura costante, di un clima e un terreno adatto, di un luogo luminoso ma non troppo esposto ai raggi solari.
Il fiore del tarassaco invece è un fiore resistente che cresce ovunque e sopperisce alle difficoltà climatiche e a terreni poco fertili, il suo seme viene trasportato dal vento anche sulle pendici rocciose o sui cigli delle strade e riesce comunque a sopravvivere.
Perché parliamo di fiori? Ecco che in linea con questa metafora e con gli studi empirici sull’alta sensibilità esistono tre gruppi di bambini: i bambini altamente sensibili o bambini orchidea (circa il 30 %), i bambini mediamente sensibili paragonati al fiore del tulipano (circa il 40%) e i bambini poco sensibili e più resiliente all’ambiente che assomigliano al fiore del tarassaco (circa il 30%).
I bambini altamente sensibili si riconoscono per la loro tendenza ad elaborare gli input sensoriali (es. rumori, odori), emotivi (es. dolore, spavento), fisici (es. l’assunzione di caffeina, prurito e allergie) e sociali (es. il disagio percepito dall’altro) con maggiore profondità e intensità. Sono più riflessivi, notano maggiori dettagli dell’ambiente, vivono intimamente le emozioni, percepiscono più intensamente gli stimoli provenienti dal mondo esterno e da questi possono essere anche più facilmente soverchiati o tollerare con difficoltà quando troppo forti. I bambini altamente sensibili sono però anche più intuitivi e creativi con maggiore senso di responsabilità e coscienza rispetto ai pari non altamente sensibili. Sono più empatici e attenti alla relazione e alle emozioni dell’altro, più compassionevoli. Riescono a stare emotivamente più vicini anche alla sofferenza che ascoltano, con le orecchie e con il cuore. Le ricerche mostrano come la maggior parte dei bambini orchidea o altamente sensibili si rivelano più timidi e inibiti anche se non sempre hanno questa caratteristica.
I bambini altamente sensibili così come i fiori d’orchidea per sbocciare hanno bisogno di essere accuditi con delicatezza in un ambiente che tenga in considerazione le loro caratteristiche e che possa valorizzare la crescita ottimale che li condurrà a diventare i fiori meravigliosi che possono essere. Se da un parte i bambini orchidea possono infatti trarre maggiore beneficio da un ambiente positivo ed empatico rispetto ai loro pari meno sensibili, dall’altra possono essere maggiormente influenzati in negativo da condizioni ambientali avverse con il rischio metaforico di sfiorire e incorrere in disagio psico-sociale.
In questa prospettiva l’alta sensibilità all’ambiente può rappresentare un’opportunità o uno svantaggio con traiettorie di sviluppo positive o negative secondo l’interazione individuo-ambiente.
Per riconoscere le caratteristiche dei bambini altamente sensibili si può utilizzare l’acronimo “DOES” dove:
“D” sta per profondità dell’elaborazione dello stimolo (dall’inglese depth). Questo aspetto si coglie nella tendenza che hanno i bambini sensibili a riflettere a lungo, ad analizzare accuratamente i dettagli dell’ambiente prima di scegliere la risposta più adeguata, a valutare attentamente le alternative offerte. La profondità di elaborazione si può riflettere in una maggiore difficoltà o lentezza nel prendere decisioni rispetto ad una situazione nuova o nell’iniziale diffidenza verso gli estranei. Proprio in virtù di questa caratteristica il bambino sensibile si riconosce dalla sua capacità di osservare prima di agire, dall’umorismo intelligente, dallo spessore delle sue domande e dalla sua profonda riflessività.
La lettera “O” corrisponde alla caratteristica della sovrastimolazione (overstimulation). La profondità di elaborazione degli stimoli e quindi una maggiore consapevolezza di ciò che accade intorno al bambino sensibile, è intimamente connessa come naturale effetto al sovraccarico emotivo avvertito dal piccolo soprattutto in condizioni di sperimentazione ed esplorazione dell’ambiente nuovo sia in positivo che in negativo. I bambini sensibili si mostrano molto reattivi alle informazioni percettive e proprio perché non riescono ad organizzare tutti gli elementi sui quali sono portati a soffermarsi in situazioni sociali o caotiche ne verranno più facilmente sopraffatti. Questo aspetto è ben visibile nella difficoltà ad addormentarsi o svegliarsi frequentemente dopo una giornata intensa di stimoli, a percepire in maniera angosciosa o fastidiosa i rumori troppo forti, il caldo o il freddo, i vestiti bagnati, le etichette che prudono, i sassolini nelle scarpe e così via. I bambini sensibili non amano particolarmente le feste a sorpresa, gli sport di squadra o i grandi eventi sociali. Sono bambini che pur essendo molto bravi in alcune discipline se sottoposti ad un esame e osservati non riescono a dare il meglio di sé. Inoltre percepiscono il dolore più intensamente e sono molto reattivi agli improvvisi cambiamenti ambientali.
“E” sta per reattività emotiva (dall’inglese emotionally reactive) e in questa qualità possiamo anche ritrovarci una forte capacità empatica dei bambini sensibili: sentire ciò che l’altro sta sentendo. Un bambino sensibile sembra che “vi legga nel pensiero”, nota il benessere e il malessere dell’altro, da qualcuno di più significativo e vicino a lui (es. genitori) ai propri compagni, agli estranei, così come riesce a provare compassione per gli animali. Un bambino sensibile infatti sarà più facilmente turbato dalla crudeltà e dall’ingiustizia. Proprio in virtù di questa caratteristica però sono anche bambini molto perfezionisti ed eccessivamente coscienziosi: tollerano con difficoltà i loro errori o avvertono più intensamente il senso di colpa nel commettere un’azione negativa verso l’altro.
L’empatia si descrive come la capacità di mettersi nei panni dell’altro e comprendere in modo sensibile ed intuitivo i suoi processi psichici e le sue emozioni: guardare appunto con i suoi occhi. I bambini altamente sensibili sono anche altamente empatici e riescono a recepire segnali emozionali impercettibili e a rendersi consapevoli di ciò che l’altro sente anche prima rispetto a quanto comprenda l’altro di se stesso.
Stern, padre dell’Infant Research, descrive il neonato come attivo e in interazione con la mamma già dai primissimi momenti di vita opponendosi alla visione di altri autori tra i quali Margaret Mahler che teorizzavano entro i primi due mesi una fase autistica normale dove il bambino era dominato dai bisogni fisiologici con assenza di contatto.
È ipotesi ormai scientificamente accreditata, sulla base delle ricerche empiriche condotte sui neonati e sulla diade madre-bambino, che i piccoli siano partecipi già dai primi giorni di vita alla relazione con il proprio caregiver e ne colgono in maniera consapevole stati d’animo ed emozioni proprio perché fortemente connessi alla loro sopravvivenza. Sappiano altresì trovare delle strategie atte a richiedere vicinanza con il proprio caregiver con risposte ed esiti di sviluppo negativi in mancanza di disponibilità, sintonizzazione e sicurezza affettiva offerta dalla mamma nella relazione. Se questo pensiero è valido per tutti i bambini diventa ancora più importante per i bambini altamente sensibili dotati di una capacità empatica e percettiva maggiore rispetto ad altri meno sensibili. In virtù di ciò, spesso i bambini altamente sensibili possono anteporre i bisogni dell’altro a discapito della loro sofferenza emotiva. È necessario allora per i genitori di bambini sensibili essere coscienti del loro grado di empatia e competenza emotiva al fine di offrire un modello più simile a se stessi e sostenerli nelle loro reazioni emotive intense dei confronti della sofferenza degli altri.
I bambini sensibili sono anche più propensi a porre domande esistenziali, dotate di una forte profondità e sta proprio al genitore accogliere questa sfida e aiutare il suo bambino a rispondere e a comprendere il mondo e gli altri nelle sue molteplici sfaccettature. Inoltre, il genitore di un bambino sensibile è importante che lo coinvolga e lo lasci partecipare attivamente nelle decisioni che riguardano azioni verso gli altri e comportamenti prosociali alfine di educarlo su cosa poter fare concretamente direzionando la sua straordinaria capacità empatica.
Se come abbiamo appena esplicitato, questa sua caratteristica può portarlo alle volte a mettersi a servizio degli altri anche in modo totalizzante e disadattivo per sé, è importante che il genitore gli insegni anche a preservare il diritto di rifiutarsi, di dire “no” quando le richieste emotive dell’altro diventano soverchianti e ad ignorare l’opinione e il giudizio degli altri; aiutando il bambino a riconoscere anche il proprio valore e fin dove può spingersi nel sostenere qualcuno.
Kohut a tal proposito parla di empatia non totalizzante bensì parziale anche da parte del genitore nei confronti del neonato in modo che possa sperimentare rispecchiamento, vicinanza e calore e rispondere in modo attenuato per aiutare l’altro a regolare le sue emozioni senza incorrere nel rischio di identificarsi con lo stesso. Empatia e identificazione sono aspetti molto differenti: attraverso l’empatia permetto all’altro di essere compreso e accolto ma rimango anche in contatto con me stesso e con i miei stati emotivi, l’identificazione presuppone invece una confusione anche di stati affettivi dove non si riescono più a comprendere i confini delle proprie e altrui emozioni e della propria e altrui identità, immedesimandosi nell’altro. Ecco che il genitore del bambino sensibile può promuovere la consapevolezza dei suoi bisogni e dei suoi desideri lasciandogli la libertà di decidere e di autodeterminarsi. Infine, per un genitore di un bambino sensibile è fondamentale non condividere troppi problemi o troppi giudizi perché potrebbero essere avvertiti come un peso dal figlio altamente empatico.
Infine “S” dall’acronimo DOES infine suggerisce la capacità di cogliere i dettagli nell’ambiente (subtleties). I bambini sensibili sanno leggere in modo più profondo rispetto ad altri i “sottotitoli” del contesto, valutando accuratamente quali sono le intenzioni dell’altro.
Questo permette loro di sviluppare competenze e apprendere velocemente quando non sottoposti ad un carico eccessivo di stimolazione, stanchezza o pressione sociale rispetto alla performance.
Dott.ssa Valentina Pizzicchetti
Psicologa – Psicoterapeuta
Bibliografia
Lionetti, F., Aron, A., Aron, E. N., Burns, G. L., Jagiellowicz, J., & Pluess, M. (2018).
Dandelions, tulips and orchids: evidence for the existence of low-sensitive, medium-sensitive
and high-sensitive individuals. Translational psychiatry, 8(1), 1-11.
Aron, Elaine; Albanese, Teresa (2019): Il bambino altamente sensibile. Aiutare i nostri figli a fiorire quando il mondo li travolge. Milano: Mondadori.




