Questa esperienza psichica, che in passato ha attratto l’attenzione di neurologi, psicologi e artisti, i quali nel cercare di darvi una spiegazione, hanno spaziato da interpretazioni neurologiche a fenomeni paranormali, rientra in realtà nelle cosiddette paramnesie, ovvero forme di alterazioni di ricordi.
Oltre al dejà vu, esistono inoltre, esperienze correlate come il dejà vécu (già vissuto), in cui l’esperienza descritta appare ancora più intensa, in quanto si focalizza sul riconoscimento di un’intera esperienza. Il dejà entendu (già sentito), che riguarda specificamente stimoli uditivi; ildejà fait (già fatto), relativo a azioni o comportamenti; e il dejà pensé (già pensato), che si riferisce a pensieri o riflessioni che sembrano essere stati formulati in precedenza.
Queste diverse forme di paramnesia, condividono il meccanismo di base del falso riconoscimento, ma la distinzione non sembra essere puramente terminologica quanto piuttosto sembra riflettere differenze nei circuiti neurali coinvolti e nei processi cognitivi sottostanti.
Ritornando al Dejà vu, per quanto, spesso, questa esperienza psichica, per la sua natura enigmatica e poco riproducibile in laboratorio, abbia affascinato diverse tipologie di studiosi riconducendola a eventi paranormali, tipo la premonizione, studi recenti dimostrano, non solo che tale esperienza dipenda da un’alterazione momentanea della memoria che conduce a un “falso riconoscimento”, ma che c’è una differenza neuroanatomica tra il dejà vu sperimentato da persone sane e quello sperimentato da persone affette da patologie come l’epilessia: sebbene il vissuto è molto simile, i meccanismi cerebrali sottostanti sono profondamente diversi1.
L’inganno emotivo del Dejà vu: caratteristiche e manifestazioni
L’esperienza del dejà vu si manifesta attraverso un forte senso di familiarità che pervade la percezione dell’ambiente o della situazione che si sta vivendo, creando un senso di parziale estraniamento dalla realtà e anche un po’ di inquietudine. Una delle peculiarità del fenomeno in sé è proprio data dalla coesistenza di due stati mentali apparentemente in conflitto: da un lato la sensazione emotiva di aver già vissuto quell’esperienza, dall’altro la consapevolezza razionale che tale sensazione non è reale.
Un’altra peculiarità da segnalare è che, per quanto tale esperienza sia diffusa nell’80% della popolazione, non viene vissuta dai bambini, e inizia ad apparire in adolescenza, per poi mantenersi frequente in età adulta con maggiore incidenza in condizioni di stanchezza o stress.
Per meglio comprendere questa peculiarità, è utile soffermarsi sul concetto di coscienza e di tempo.
Secondo Milanesi, Sandrini e Nappi (2017), il processo di concentrazione dell’attività cerebrale su un punto massimo di sincronia creerebbe le condizioni per l’insorgenza della coscienza, la quale, in quanto figlia della massima sincronia, sarebbe quindi “senza tempo”. Da questo stato di indifferenziata estensione temporale, la coscienza è chiamata a differenziare internamente sé stessa e perciò a differenziare anche la percezione che essa ha del tempo.
A svolgere questa funzione è tendenzialmente l’ippocampo che tende a svilupparsi intorno ai 7 anni, pertanto, prima, la coscienza vive un “tempo senza tempo” che è propriamente tipico dell’infanzia, non soggetto quindi al fenomeno del dejà vu che è strettamente collegato al concetto di tempo.
Dunque, sappiamo che per meglio comprendere il fenomeno sono fondamentali il concetto di tempo e memoria, però in base agli studi recenti, a tali concetti va associato anche quello di esperienza emotiva e sensoriale; infatti come spiega il neurologo Angelo Labate: “noi pensiamo di aver già visto quel posto, ma in realtà è la sensazione che abbiamo provato nel vederlo che ci richiama uno stimolo mnestico precedentemente associato”!
Si tratterebbe dunque nei soggetti sani di un “Inganno emotivo” e non di un’alterazione della memoria: non è dunque l’esperienza ad essere stata già vissuta, ma le emozioni associate all’esperienza stessa.
In alcuni casi particolari però il dejà vu può assumere forme diverse e più problematiche, ad esempio in alcuni disturbi di conversione, il fenomeno può durare per ore o addirittura giorni e questo fa supporre che anche se il fenomeno di per sé non è patologico, può in alcuni situazioni diventarlo.
Dejà vu e Patologia
Recenti studi condotti dall’Istituto di bioimmagini e fisiologica molecolare del consiglio nazionale delle ricerche (CNR) di Catanzaro, hanno evidenziato che sia nei soggetti sani che in soggetti malati di epilessia, interessati da dejà vu, le aree cerebrali coinvolte sono completamente diverse.
Nei pazienti epilettici le anomalie durante il dejà vu sono localizzate nella corteccia visiva e nell’ippocampo, aree cerebrali deputate al riconoscimento visivo e alla memorizzazione a lungo termine.
Al contrario nei soggetti sani, le anomalie vengono riscontrate nella corteccia insulare, un’area deputata al convogliare tutte le informazioni sensoriali all’interno del sistema limbico/emotivo.
Questa differenza neurologica porta a una distinta interpretazione del fenomeno: nei pazienti epilettici la sensazione di dejà vu riportata durante un episodio epilettico è un sintomo organico di una memoria reale, anche se falsa; mentre nei soggetti sani il dejà vu sarebbe un fenomeno di alterata sensorialità dello stimolo percepito, piuttosto che un ricordo alterato.
Cosa che spiega perché nei soggetti sani, il fenomeno rappresenta più in inganno emotivo e sensoriale che non un falso ricordo.
Conclusioni
In conclusione, le differenze neuroanatomiche tra soggetti sani e epilettici suggeriscono che, sebbene l’esperienza soggettiva possa apparire simile, i meccanismi cerebrali sottostanti sono profondamente diversi: un “inganno emotivo” nei soggetti sani, un’alterazione della memoria nei pazienti epilettici.
Questa distinzione non solo arricchisce la nostra comprensione teorica del fenomeno, ma potrebbeavere implicazioni pratiche per la diagnosi differenziale di condizioni neurologiche particolari.
Il dejà vu, dunque, rimane un fenomeno affascinante che si colloca all’intersezione tra neurologia, psicologia e filosofia della mente, un promemoria della complessità della coscienza umana e dei misteri che ancora circondano il funzionamento del nostro cervello.
Ma c’è da dire che sebbene la scienza, stia gradualmente svelando i suoi meccanismi, l’esperienza soggettiva del dejà vu continua a suscitare quella strana sensazione di meraviglia e straniamento nello stesso tempo, che ha affascinato l’umanità attraverso le epoche.
Dott.ssa Monica Iuliano
Psicologa – Psicoterapeuta
Sitografia:
chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://mattiolihealth.com/wp-content/uploads/2018/03/06-Milanesi-.pdf
https://it.wikipedia.org/wiki/Déjà_vu
https://www.linkiesta.it/2015/01/il-deja-vu-e-un-inganno-emozionale/
https://www.cicap.org/new/stampa.php?id=273380
https://www.cnr.it/it/focus/009-7/deja-vu-un-errore-del-sistema
https://amedeolucente.it/news-medicina-oftalmologia.asp?codice=2275
https://www.hsr.it/news/2023/novembre/epilessia-crisi-epilettiche-sintomi-cura
https://www.stateofmind.it/2017/04/deja-vu-psicologia/




