EUSTRESS E DISTRESS: DUE MODI DI ESPRIMERSI DELLO STRESS

Lo stress costituisce una componente naturale della vita quotidiana; in molte circostanze può rappresentare un alleato prezioso nello stimolare la crescita individuale, non rappresenta sempre un nemico da combattere. L’Istituto Superiore della Sanità definisce lo stress come la risposta fisiologica e  psicologica messa in atto dall’organismo nei confronti di difficoltà, compiti, o eventi di vita percepiti e valutati come eccessivi o pericolosi. Le situazioni in grado di provocare stress, incertezza (stressor) possono essere molteplici:
– fatti imprevisti;
– fattori di tipo ambientale (es. trovarsi in un luogo troppo caldo, freddo, rumoroso oppure vivere disastri naturali, etc..);
– eventi di vita, sia positivi che negativi: la nascita di un figlio, il matrimonio, separazioni, lutti etc..;
– particolari circostanze vissute sul lavoro (es. rapporti negativi con i colleghi, eccesso di responsabilità, troppi compiti da svolgere, etc.).;
– fobie specifiche (es. paura di volare, di parlare in pubblico) che determinano in chi le sperimenta stati ansiosi acuti;
– condizioni specifiche (es. malattie e disabilità fisiche, etc..);
– eventi legati ai rapporti intrattenuti con gli altri (es. litigi, conflitti con amici, incontri di persone nuove, etc..)
– circostanze sulla quali non è possibile esercitare un controllo;
– traumi, brutti ricordi, aspettative etc..;
Quando lo stress, tuttavia diventa eccessivo o persistente potrebbe trasformarsi in un ostacolo in grado di compromettere il benessere psico-fisico; diventa, pertanto, importante imparare a riconoscere le sue diverse sfumature, distinguendo tra eustress (stress positivo) che stimola e rende più performanti e  distress (stress negativo) che causa sopraffazione e compromissione dell’equilibrio individuale. Alcune attivazioni possono essere percepite come stimolanti e generare eustress, mentre in altri casi le stesse condizioni possono diventare fonte di disagio psicologico e distress. Ogni persona percepisce un evento stressante in modo diverso; questo significa che la medesima condizione può essere avvertita come più problematica da un individuo e meno da un altro. Si tratta di differenze che dipendono da svariati fattori: traumi, esperienze vissute in passato che influiscono sul modo odierno di rispondere a determinate circostanze, il grado di tolleranza verso uno specifico stimolo. A prescindere da ciò esistono degli eventi che costituiscono comunemente stressor negativi come ad es. la morte di persone care, un divorzio, la perdita del lavoro, problemi di denaro, malattie ed altri che tendono a creare stressor positivi come ad es. il matrimonio, la nascita di un figlio, una promozione sul lavoro, l’acquisto di una casa, etc.. . La ricerca contemporanea ha evidenziato come l’eustress e il distress non siano categorie totalmente opposte ma costituiscano piuttosto risposte fisiologiche simili che si differenziano per percezione individuale, interpretazione soggettiva a seconda delle risorse personali, del supporto sociale e del momento di vita di un individuo.
Il termine eustress, derivante dal greco-suffisso eu “buono” descriverebbe una forma adattiva e funzionale di stress; può essere definito come quella tensione fisiologica positiva in grado di mobilitare nell’individuo risorse, sostenere la performance e favorire l’apprendimento, a differenza del distress che sovraccarica e paralizza. Coltivare l’eustress significa sviluppare resilienza, esplorare nuove possibilità, imparare a trasformare le sfide in opportunità di crescita; costituisce una risorsa preziosa: è infatti lo stress che si prova di fronte ad una sfida che permette di essere motivati e di raggiungere gli obiettivi prefissati (stress prima di una gara sportiva, all’inizio di un lavoro nuovo, prima di un esame, etc..). Fa sentire più motivati, coinvolti ed energici nelle attività che ci si è scelti; il distress, invece, si accompagna a segnali di allarme come ansia , irritabilità, insonnia, malessere fisico.
Espressioni di eustress sono:
– emozione ed entusiasmo di fronte nuove opportunità;
– capacità di mantenere focus e concentrazione;
– senso di soddisfazione nel raggiungere obiettivi;
– motivazione ed energia nell’affrontare le sfide;
– sensazione di crescita personale ed apprendimento;
Il distress rappresenta una forma di stress negativa; può diventare cronico e avere ripercussioni sulla salute mentale e fisica. Si manifesta come una sensazione di pressione opprimente e può comportare una serie di difficoltà nella gestione delle attività quotidiane. Si parla di stress negativo quando perdura nel tempo senza che si abbia la capacità di farvi fronte; l’evento stressante è percepito come una minaccia e ci si sente sopraffatti perché non si dispone delle risorse per gestirlo.

I sintomi più comuni includono:
– perdita di interesse per attività prima gratificanti;
– sensazione di ansia costante e preoccupazione eccessiva;
– disturbi del sonno;
– difficoltà di concentrazione e calo delle prestazioni;
– sbalzi d’umore, nervosismo, irritabilità;
– sensazione di disconnessione emotiva e isolamento;
– sintomi fisici come mal di testa, disturbi gastrointestinali, stanchezza cronica
Lo stress non costituisce un fenomeno unico; può variare per intensità e durata per la quale è possibile
distinguere:
– stress acuto: risposta di breve durata ad un preciso evento (un imprevisto, un conflitto, una scadenza
imminente): attiva rapidamente il sistema nervoso, provocando effetti immediati sull’organismo attraverso il rilascio di ormoni responsabili delle reazioni emotive e fisiche elicitate, utili per affrontare la situazione stressogena. La risposta allo stressor cessa quando la situazione termina e i livelli di ormoni si ripristinano, tornando alla normalità. Può essere protettivo e funzionale; capita in seguito ad uno spavento, ad un’intensa emozione, nel momento in cui dobbiamo fare qualcosa di pericoloso o nuovo.
– stress eccessivo: si verifica quando le richieste percepite superano costantemente la capacità di risposta; si caratterizza per la perdita di controllo e la sensazione di assenza di recupero, non è solo una questione di intensità dello stressor.                                                                                                                                                                               – stress cronico: si mantiene nel tempo, livelli di ormoni costantemente elevati, la mente ed il corpo rimangono in uno stato di allerta per giorni; costituisce la forma di stress più rischiosa perchè logora gradualmente le risorse personali. Quando lo stress diventa persistente possono comparire: ansia, preoccupazione costante, agitazione, umore depresso o istabile, ritiro sociale, conflitti nelle relazioni, tensione fisica, cefalea, dolori muscolari, difficoltà del sonno, affaticamento continuo, scarsa tolleranza alla frustrazione, irritabilità, problemi di memoria e concentrazione, modificazione dell’appetito, etc… Una condizione di stress cronico può indebolire il sistema immunitario, favorendo l’insorgenza di disturbi e problematiche tra cui malattie infettive, autoimmuni, problemi psichiatrici, tumori, ipertensione, malattie metaboliche, malattie cardiache e causare dipendenza da farmaci e alcool.
L’eustress compare quando le sfide significative sono percepite come proporzionate alle risorse personali e inserite in un contesto di sostegno; tra i principali fattori che favoriscono lo stress positivo rientrano:
– il sentirsi riconosciuti e valorizzati;
– spazi di libertà e creatività;
– la presenza di obiettivi chiari e raggiungibili;
– un adeguato sostegno sociale;
– la possibilità di imparare dagli errori.
Al fine di promuovere l’eustress nella vita quotidiana potrebbe essere utile adottare alcune strategie
concrete:
– richiedere e accogliere feedback costruttivi;
– definire obiettivi motivanti e realistici;
– coltivare relazioni che sostengono ed incoraggiano;
– celebrare i progressi;
– allenare le capacità riflessive;
– introdurre varietà nella routine per mantenere vivida la curiosità e stimolare nuove competenze.
L’eustress può diventare il motore di un miglioramento stabile soggettivo; riconoscerlo e nutrirlo
significherebbe per l’individuo costruirsi un equilibrio dinamico in cui benessere ed impegno si co-
costruirebbero insieme. Qualora fosse intenso e prolungato e superasse la soglia di tolleranza individuale
anche l’eustress potrebbe trasformarsi in distress. Si ritiene utile:
– migliorare l’ambiente di riferimento;
– evitare l’essere troppo perfezionisti;
– prendere consapevolezza dei propri limiti;
– svolgere regolare attività fisica che crei sensazioni di benessere ed armonia;
– delegare responsabilità e compiti quando risultano eccessivi;
– mettere in pratica tecniche di rilassamento;
– evitare l’eccedere con alcool o altre sostanze che possano indurre dipendenza;

– potersi rivolgere ad un professionista per meglio capire come affrontare gli eventi stressanti,
comprendendone le cause, imparando a conoscere meglio se stessi, il proprio funzionamento
personologico al fine di far fronte allo stress in modo più efficace.

Bibliografia e Sitografia:
Bienertova-Vasku, J., Lenart, P., & Scheringer, M. (2020). Eustress and distress: Neither good nor bad, but rather the same? https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32302008/
Wu, Y., Zhou, L., Zhang, X., Yang, X., Niedermann, G., & Xue, J. (2022). Psychological distress and
eustress in cancer and cancer treatment: Advances and perspectives. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36417542/
Naldi F., Le due facce dello stress: eustress vs distress, https://www.stateofmind.it/2023/08/eustress-distress/ Eustress e distress: come riconoscere lo stress buono da quello cattivo?, https://blogunisalute.it/eustress-distress/

 

 

Dott.ssa Silvia Longo

Psicologa-Psicoterapeuta

 

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